Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Piccola guida ragionata all’utilizzo di questo pratico strumento con cui conservare cibi e liquidi, mantenendo al meglio la temperatura di servizio.

 

Tutti prima o poi hanno avuto in casa o visto durante una gita un oggetto del genere. Parliamo del thermos, strumento con cui poter conservare a temperatura cibi e bevande.

Ma come e perché si realizza questa tenuta? Partiamo da lontano per arrivare a comprendere appieno le origini e gli effetti che hanno decretato il successo commerciale di questo dispositivo.

 

James Dewar

Il miglior thermos non era ancora stato creato a scopo commerciale, eppure le premesse e le basi del suo funzionamento avevano trovato in un chimico e fisico britannico di metà Ottocento la persona giusta per dare il via al cambiamento. Concentrando i suoi studi sulla creazione e il mantenimento del vuoto, inventando il famoso vaso che prese il suo nome e su cui si struttura il funzionamento del thermos. 

Si tratta di un contenitore che mantiene isolato il suo contenuto con l’ambiente esterno, creando delle zone di cuscinetto che si basano sul vuoto. Si genera così un isolamento termico tra l’ambiente esterno e quanto presente all’interno del vaso. Visto dall’alto si definisce come un contenitore cilindrico e vuoto al centro, circondato da un’intercapedine sottovuoto che separa interno ed esterno. Nel tempo i materiali utilizzati sono cambiati, passando dal vetro, al metallo, fino alla plastica.

 

 

Funzionamento

Un recipiente messo sotto vuoto non è in grado di produrre calore trasmettendolo attraverso un solido, un liquido o un mezzo aeriforme passando da zone a maggiore temperatura verso quelle con temperatura minore. Stesso discorso anche per una dispersione su convezione. 

La sola via con cui poter procedere è quella che passa per l’irraggiamento. 

Il vaso di Dewar cerca di ridurre questo effetto applicando un materiale riflettente sulle pareti. Ciò che viene inserito all’interno raggiunge poi l’equilibrio termico visto che le pareti sono sottili e a bassa capacità termica. Lo scambio di calore con l’esterno è molto contenuto e la temperatura cambia con leggerissimi sbalzi e con tempi molto lunghi. 

Se alla parola vaso di Dewar si sostituisce thermos si capisce dunque come il contenitore riesce a gestire la conservazione e la temperatura di una bevanda oppure di una pasta fredda collocata al suo interno. La prima azienda a produrre su scala industriale questo tipo di contenitori si chiamava Thermos GmbH e nel 1900 lanciò sul mercato quello che poi per estensione è stato chiamato thermos, indicando così un tipo di contenitore atto a tenere al caldo o freddo al punto giusto solidi e liquidi.

 

Tempi e modi

La questione essenziale quando si parla di thermos sta tutta nella bontà ed efficacia della chiusura. È quella la via attraverso cui passa la maggior dispersione di calore. Mentre agli inizi si utilizzava del sughero come sistema di chiusura scelto per il tappo, nel tempo si è passati poi al metallo e alla plastica. Maggiori le occasioni di apertura corrispondono a una maggiore perdita di calore, con il liquido interno che tende progressivamente a raffreddarsi qualora fosse inserito ben caldo.

Il consiglio che possiamo darvi è quello di puntare su una tipologia e a un marchio affidabili, magari spendendo qualcosa in più così, in modo da ridurre quanto possibile spiacevoli sorprese dovute a un prodotto di scarsa progettazione. Alla scelta di un dispositivo affidabile deve seguire però una corretta gestione e pulizia. Una volta conclusa la giornata è bene aprire e controllare che all’interno non si sono depositati residui di cibo, procedendo a un lavaggio a mano accurato di tutte le parti. 

Il bicarbonato e dell’acqua calda sono ottimi alleati per i modelli in metallo. Si può inserire il primo sul fondo e poi una volta versata dell’acqua tiepida, lasciare il tutto per una notte a riposo, dopo aver agitato per qualche minuto il detergente all’interno del thermos. La mattina seguente il bicarbonato avrà pulito a dovere tracce eventuali di caffè o resti di cibo, così da riportare il tutto come nuovo.

Discorso diverso per i contenitori in plastica. In quel caso è consigliato l’uso di un buon sgrassatore per risolvere la situazione.

 

 

Conclusioni

Sono passati più di duecento anni e il fascino e l’utilità del thermos rimangono invariati. Sfruttato sia per usi industriali sia per prodotti dedicati a un’utenza privata, la capacità di conservazione di un contenitore ben progettato, riesce a tenere fresco un liquido per un tempo massimo che copre un’intera giornata, scendendo a otto ore se invece si tratta di un bel caffè caldo o altro liquido a temperatura maggiore. 

A voi poi l’accortezza e il buon senso di non lasciare il tutto sotto il sole a tempo indeterminato o di trattare con sbadataggine il thermos. Protezione dagli urti e dalle cadute vi assicurano una durata complessiva del prodotto praticamente eterna, mantenendo sempre alta l’igiene dentro e fuori.