Ultimo aggiornamento: 10.07.20

 

Il vento è un fenomeno particolarmente utile all’uomo che lo sfrutta sin dalle prime civiltà per diversi scopi come il trasporto e l’agricoltura.

 

Nella vita di tutti i giorni è normale dare per scontato i fenomeni atmosferici che distinguono il nostro pianeta. La frenesia e la routine quotidiana non ci permettono di fermarci a interrogarci o documentarci sui complessi meccanismi che rendono possibile la loro formazione. D’altronde solo gli addetti ai lavori o gli appassionati di scienza approfondiscono le loro conoscenze e continuano ad interrogarsi ed elaborare teorie. Non tutto è stato dimostrato, la scienza è una materia in continua evoluzione, proprio come l’essere umano. Prendiamo ad esempio il vento, fenomeno atmosferico che ha una certa importanza non solo per la nostra vita, ma per tutto il genere umano. 

 

Il vento e l’uomo

L’essere umano è sempre rimasto affascinato dalla potenza del vento in grado di spostare oggetti grazie alla forza delle correnti. Non a caso sin dalle civiltà più antiche si sono studiati modi per poterlo sfruttare a proprio favore, con i risultati più importanti ottenuti nel campo della navigazione. Il vento e il mare sono sempre stati un binomio molto utile all’uomo per compiere i primi viaggi e le prime esplorazioni. Basta pensare alle prime imbarcazioni con vela in grado di usare la forza del vento per muoversi da un punto all’altro. 

L’energia eolica è stata in seguito usata anche dai galeoni e in seguito dalle barche a vapore munite di vele di emergenza. Nei tempi moderni il fascino della navigazione a vela non è certo diminuito, sebbene sia diventato più legato allo sport che al mondo dei trasporti. La navigazione a vela però non è l’unico campo dove gli antichi sono riusciti a sfruttare il vento. 

Basta pensare ai mulini a vento, il primo con tutta probabilità è stato creato nel 2000 a.C. in Mesopotamia, con alcune tracce rilevate anche in Cina dove probabilmente venivano utilizzati dal 1200 e ovviamente in Europa nel periodo medioevale. I mulini europei venivano usati prima di tutto per l’agricoltura fino a quando nel diciannovesimo secolo non arrivò la rivoluzione industriale dalla quale l’energia del vento fu sfruttata per ottenere elettricità. 

L’energia eolica quindi non è proprio recente, sebbene nel ventesimo secolo lo sviluppo di altre tipologie di fonti energetiche come il petrolio o il nucleare ne abbia ridotto l’utilizzo. Solo recentemente lo sfruttamento è tornato a far parlare di sé, specialmente a causa dei cambiamenti climatici che l’umanità deve affrontare per non vedere stravolta la sua esistenza sul pianeta Terra. 

L’ultima conquista è stata la creazione di impianti eolici offshore, ovvero quelli installati in prossimità della costa marina o di quella di un lago, una tecnica sfruttata specialmente in nord Europa in paesi come la Danimarca e l’Inghilterra. Non dimentichiamo inoltre che il vento ha favorito i primi esperimenti di volo fatti dall’uomo e ipotizzati sin dai tempi dell’Antica Grecia con il mito di Icaro. Veicoli a vento sono sfruttati ancora oggi nelle discipline sportive come il deltaplano o nella moderna e rischiosa tuta alare inventata dal compianto Patrick De Gayardon.

 

La formazione del vento

Per capire come si forma il vento bisogna conoscere due fattori meteorologici fondamentali ovvero la pressione atmosferica e le masse d’aria. Questo perché il vento non è altro che aria mossa da un punto all’altro grazie alla rotazione terrestre e alle pressioni che contribuiscono a cambiare la temperatura dell’aria. 

In linea di massima il concetto è abbastanza semplice, sebbene gli scienziati del settore si stanno ancora scervellando su diverse teorie per spiegare in modo concreto la formazione del fenomeno. Si tratta di un compito non proprio facile in quanto il vento subisce diverse alterazioni naturali e artificiali, basta pensare alle zone montuose e alle foreste oppure alle grandi città. 

Ad esempio se il vento incontra una montagna e la percorre in salita, l’aria trasportata sarà fredda e secca, ma l’attrito delle molecole creerà un fenomeno di riscaldamento che la farà scendere a valle con una temperatura molto più alta. La stessa cosa ovviamente succede con i palazzi, il vento caldo infatti è una delle principali cause che rendono l’estate in città difficile da sopportare. 

Come si misura il vento

Conoscere la formazione del vento e le varie correnti è indispensabile per la misurazione della sua velocità che può tornare molto utile sia per la navigazione sia per l’installazione dei parchi eolici. Lo strumento principale utilizzato è l’anemometro a coppette o ad elica che effettueranno rotazioni sempre più frequenti a seconda della velocità del vento. 

L’anemometro più comune è quello analogico composto da tre coppette che girano su un perno, questi vengono usati nelle case lontane dai centri abitati per poter evitare di venire sorpresi da forti raffiche di vento che possono causare gravi danni. La tecnologia ha permesso la creazione di anemometri digitali dotati di un elica e di un display LCD sul quale verranno mostrati immediatamente i valori di velocità rilevati. 

Ultimamente l’anemometro più venduto appartiene a questa tipologia in quanto risulta molto più immediato da usare anche dai principianti appassionati di meteorologia. Sulle imbarcazioni invece si tende ad utilizzare maggiormente l’anemometro a coppetta, prediligendo i modelli che permettono di collegare il dispositivo al proprio smartphone o al computer di bordo in modo da poter controllare tutti i dati rilevati. Esistono anche anemometri in grado di calcolare la pressione e la temperatura dell’aria che vengono usati specialmente per effettuare controlli nei condotti d’aria naturali o artificiali.

 

 

 

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