Ultimo aggiornamento: 07.03.21

 

Natura incontaminata e paesaggi indimenticabili nel cuore pulsante del sud d’Italia. Ecco il Parco Nazionale del Pollino

 

La natura incontaminata e vette alte, seppur non maestose, caratterizzano le Dolomiti lucane. La catena montuosa presenta similitudini morfologiche con quelle del Triveneto e, infatti, da queste prende il nome. Qui si estende il più grande e suggestivo Parco Nazionale d’Italia, il Pollino. Ben 192.000 ettari che guardano due mari, pur senza lambirne nessuno, e che arrivano a coprire tre province (Matera, Potenza e Cosenza). Il Parco offre al visitatore una visuale privilegiata su una stupefacente biodiversità.

A ragione, nel 2015 è stato inserito nella lista globale dei geoparchi redatta dall’UNESCO che lo riconosce come patrimonio dell’umanità. Specie arboricole uniche, una ricca fauna e la grande varietà di ambienti giustifica ampiamente la scelta dell’attribuzione del titolo, seppure non l’unico nell’intero territorio nazionale.

 

Scoprire il Parco Nazionale del Pollino

Il parco prende il nome dal massiccio del Pollino, la formazione montuosa è imponente e qui si trovano le vette più alte dell’Appennino meridionale. Le cime rappresentano il confine naturale tra Basilicata e Calabria, e qui si trovano le vette più alte: Serra Dolcedorme, 2267 m; Pollino, 2248 m; Serra del Prete, 2180 m. È decisamente il caso di indossare la maglia termica per raggiungere questi luoghi, seppure ci si trovi nell’assolato sud.

Queste cime rappresentano le mete del turismo invernale locale, con attività che vanno dal trekking, alla pratica degli sport invernali e le immancabili ciaspolate. In particolare la Serra Dolcedorme rappresenta una meta ambita per gli appassionati di montagna. Percorrendo i sentieri già battuti dai carbonari si può raggiungere il tetto della Calabria, di fatto la sua cima più imponente.

È possibile persino personalizzare l’esperienza della scoperta delle meraviglie del parco. Non solo la difficoltà del percorso, tra gli elementi per scegliere il sentiero e il tratto da esplorare ci sono anche le peculiarità del territorio, più suggestivo e lussureggiante, quello che guarda verso il Tirreno, più brullo e selvaggio quello che si addentra verso la costa Jonica.

 

Il Pino loricato

Il pino loricato, nome scientifico Pinus heldreichii, è a tutti gli effetti l’inquilino più importante del parco. Testimone di epoche lontanissime, si trova ormai solo in questa zona. Il suo nome deriva dalle armature romane, la lorica, realizzata con la tipica forma squamata. E a grosse scaglie è anche il tronco di questo imponente pino che resiste anche in condizioni climatiche ostili per gli altri alberi. 

Si trova anche nei Balcani, ma qui nel Pollino assume il tipico aspetto forgiato dal vento e dal tempo che lo rende una vera opera d’arte in natura. Sono presenti esemplari datati un migliaio di anni che resistono malgrado le aggressioni e le condizioni ambientali pressoché ostili. Dei veri e propri monumenti di bellezza dirompente, questi maestosi alberi assumono forme speciali e sono meta di turismo locale. Non a caso rappresenta l’emblema del sito stesso.

La fauna selvatica

Un ambiente così diversificato e povero di intervento umano ha il pregio di essere ricco di fauna. Non a caso il parco del Pollino è una delle aree con maggiore biodiversità al suo interno. Tra i mammiferi si può rilevare la presenza di lupo, gatto selvatico, martora, lontra, puzzola e persino di una piccola popolazione autoctona di caprioli che hanno il proprio habitat in questo luogo.

Le varietà di animali sono numerose e la loro convivenza regolata da un equilibrio possibile solo grazie alla speciale conformazione di questi luoghi. È importante sottolineare che, malgrado l’introduzione forzata in epoche passate della lepre europea, in alcune aree del parco si trova anche la meno diffusa e autoctona lepre appenninica. Questi luoghi sono anche ideali per la pratica del birdwatching. Uccelli diversi, con una ricca rappresentanza di rapaci, che include aquila reale, grifone, nibbio e gufo reale.

 

Le Dolomiti del sud

Il massiccio del Pollino appartiene al complesso montuoso definito Dolomiti come le più imponenti cime del Triveneto. La ragione dell’omonima è da imputarsi alla somiglianza morfologica delle due catene montuose. I monti della Basilicata hanno un’altitudine media che si aggira intorno ai 1.000 metri tranne alcune vette che svettano più alte. L’azione degli agenti atmosferici che ha corroso queste cime nel corso dei millenni ha contribuito a renderle ancora più spettacolari e dalle forme suggestive.

Malgrado, o forse proprio perché, le cime non sono così alte, si praticano sport di quota come il parapendio oppure è possibile lanciarsi nell’emozionante volo dell’angelo sulle Dolomiti lucane. Questi salti nel vuoto retti da fune d’acciaio sono il pretesto migliore per osservare dall’alto lo spettacolo della natura incontaminata.

I sentieri che portano fin dentro il parco si diramano da diversi comuni del territorio lucano e calabro. Dal comune di Castelmezzano, nel potentino, è possibile accedervi non prima di aver visitato il borgo. Coi suoi 759 abitanti censiti, il comune è incluso nella lista dei “borghi più belli d’Italia”. Un vanto che gli deriva soprattutto dalla posizione mozzafiato dal punto di vista paesaggistico. Seppure i collegamenti con le vie centrali siano impervi, il borgo possiede una bellezza impagabile che deriva dalla sua speciale posizione arroccata tra le cime.

Il crogiolo di culture e civiltà

Le montagne della Basilicata sono state culla di numerose civiltà e la loro natura inaccessibile, per certi versi ostile e respingente è stata la postazione perfetta per difendersi dagli attacchi nemici. Qui si trovano in perfetta conservazione diversi siti Romani, mentre è possibile scovare le tracce che sono rimaste del passaggio di antiche popolazioni e Imperi del passato. Dai Dauni ai Sanniti, Romani, Longobardi e Bizantini, passando per Normanni e Svevi ogni cultura ha lasciato una traccia di sé e del percorso fatto nella strada della conoscenza.

Se ne trovano tracce nella lingua e nella tradizione enogastronomica, tra le più ricche di un già variopinto quadro nazionale. In particolare l’area del Vulture si caratterizza per la produzione dei vigneti che danno origine all’Aglianico, rinomato vino dal sapore deciso che porta fuori dai confini locali il pregio di questi luoghi.

 

 

 

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