Ultimo aggiornamento: 20.11.19

 

Analizziamo insieme le possibilità e i casi in cui è necessario e consigliato richiedere l’autorizzazione prima di installare un gazebo.

 

La comodità di creare nella zona del giardino un’area protetta dove poter trascorrere delle ore al fresco e in relax si scontra spesso con alcuni importanti passaggi e procedure che potrebbe essere utile portare avanti. Anche il miglior gazebo in base a certe specifiche e caratteristiche non può considerarsi una costruzione libera e per questo va comunicato all’ente preposto il desiderio e le informazioni necessarie grazie a cui poter mettersi all’opera in tutta sicurezza e legalità. 

 

Gazebo, caratteristiche e definizione

Noto per le sue caratteristiche di leggerezza e facilità d’installazione, il gazebo si dimostra un oggetto pensato e progettato per essere posizionato all’esterno, facendo affidamento su una copertura leggera e un set di pali che fissati momentaneamente al suolo trattengono e offrono stabilità a tutta la struttura. Una volta stabiliti questi punti si capisce come alcune delle note fondamentali che distinguono questo supporto sono la temporaneità delle sue funzioni e la limitazione della sua destinazione d’uso. Si tratta di aspetti centrali, specie per chi non vuole incorrere in sanzioni e pene per non aver rispettato e conservato le due note che costituiscono il fulcro di questo oggetto.

 

 

I punti del contendere

Per una volta a tenere banco e a dimostrare la vera natura di un oggetto del gazebo è la sua dimensione di precarietà. Con questo aggettivo intendiamo non l’insicurezza del gazebo ma la sua natura di oggetto mobile, non stabile e fisso nel tempo. Vista in questo modo emerge dunque con forza la dimensione di un supporto che per non essere considerato poco pratico e fuori dalla normativa di legge non deve e non può essere posizionato fermamente a terra, con una piastra di cemento a bloccarne i diversi paletti. 

Il Tar della Toscana si è espresso negativamente su un tipo di costruzione in cui il gazebo presentava alcune di queste caratteristiche, tra cui una struttura in ferro che andava a formare l’intelaiatura del gazebo, e una struttura in plastica a formare il telo di copertura dello stesso. In questo caso a determinare un giudizio negativo circa questa opera è stato proprio il carattere di permanenze nel tempo che questo gazebo possedeva, non trovando poi giustificazione nella precarietà dei materiali che andavano a formarlo quanto piuttosto nella continuità dell’uso. 

A questo poi si andava ad aggiungere un’ampiezza di 24 metri dello stesso, dimensioni considerate eccessive e che andavano a cozzare con la definizione stessa di un prodotto pensato per occupare uno spazio limitato e in maniera temporanea. 

La sfida e la stessa giurisprudenza si sono trovate a dover fare i conti con aspetti e situazioni in cui il tema è stato declinato in maniera diversa a seconda della situazione ma alcuni punti restano fermi e su questi è bene soffermarsi.

 

Precarietà e sfruttamento dell’opera

Le sentenze di alcuni tribunali che hanno avuto modo di confrontarsi sulla questione hanno in comune il fatto di aver messo in luce una contraddizione che cozza con la natura stessa del gazebo. Nei casi presentati infatti a essere contestata è stata da una parte la grandezza e le dimensioni abbondanti del supporto scelto, mentre il secondo punto su cui si è battuto con forza ha riguardato l’intenzione e le finalità di sfruttamento dell’opera. 

Nel caso in cui il posizionamento del gazebo andava a occupare gran parte dell’anno, i giudici hanno ravvisato in questo una modifica a livello paesaggistico e un’alterazione permanente del luogo in cui viene collocato. Si vede dunque che il tema della precarietà dei materiali come potrebbe essere una copertura con un telo di plastica o in tessuto non risolve la questione. 

Piuttosto il focus e ciò che ha fatto sorgere questi dubbi e perplessità è legato fortemente al tema della fissità del supporto nel tempo, al suo saldarsi stabilmente al suolo e per un periodo di tempo che a volte supera la funzione di supporto temporaneo. Nulla da ridire per chi acquista modelli dalle ridotte dimensioni e con strutture portanti mobili e adatte a particolari occasioni, l’importante però è non esagerare con la grandezza del gazebo e con il tempo scelto per lasciare questo supporto all’aperto. 

Il carattere precario e, per così dire, “a tempo determinato” del gazebo non comporta la richiesta dell’autorizzazione ma per chi sfrutta il gazebo durante gran parte dell’anno e per esigenze che esulano anche dal semplice svago, si trova in una zona in cui la legalità dell’oggetto è fortemente messa in discussione, creando diversi problemi e la possibile minaccia di una denuncia per abuso edilizio.

 

 

Richiedere l’autorizzazione

Per chi volesse premurarsi e attivarsi per tempo, è possibile fare riferimento allo Sportello Unico per l’Edilizia presente in ogni comune. A seconda del tipo di gazebo che si intende posizionare si può così procedere o a una semplice denuncia o alla richiesta di un’autorizzazione, nel caso in cui l’oggetto vada a influenzare e incidere in maniera definitiva sul paesaggio urbano dove viene collocato. 

Al momento di andare a soddisfare esigenze che non sono meramente temporanee il gazebo viene dunque equiparato a una vera e propria costruzione, ragion per cui il cammino da percorrere segue in questo caso la richiesta di autorizzazione alla costruzione. Per ottenere questo permesso la sede a cui rivolgersi riguarda l’ufficio tecnico del Comune dove è registrato l’immobile.