Ultimo aggiornamento: 04.12.20

 

La maggior parte delle nuove tecnologie viene ampiamente testata prima della commercializzazione. Alcune invece sono state predette dalle opere di fantascienza e altre inventate per determinati scopi.

 

A volte sembra che il progresso tecnologico non voglia proprio tirare un po’ il freno, anche se di questi tempi forse dovrebbe almeno scendere di qualche marcia. Negli ultimi vent’anni siamo saltati dal telefono a internet, dai cellulari agli smartphone, dai televisori a tubo catodico a quelli in 4K, da CD e DVD allo streaming on demand. 

Spesso diamo tutto per scontato, dopotutto se prima uno smartphone poteva sembrare un oggetto da film di fantascienza destinato a pochi, adesso probabilmente se da un momento all’altro scomparisse dal mondo una buona parte della popolazione si sentirebbe persa.

A proposito di fantascienza, moltissime tecnologie sono state in qualche modo ‘predette’ da famosi scrittori o registi del genere, visionari in grado di immaginare come sarebbe stato il mondo del futuro. Fa sorridere ad esempio che il film Blade Runner di Ridley Scott ambientato nel 2019 ritragga i replicanti, dei cyborg dalle fattezze del tutto simili a quelle di un vero essere umano. Ancora più incredibile, il libro di Philip Dick dal quale è stata tratta la famosa pellicola è stato scritto nel 1968 ed è ambientato nel 1992.

Profeti tecnologici

Sebbene non siamo arrivati a creare artificialmente delle perfette copie di noi stessi, nei libri e nei racconti di Philip Dick si possono trovare esempi di realtà virtuale primordiale come in Ubik o nello stesso Blade Runner (Cacciatore di Androidi) e addirittura di un cambio radicale di identità come in Total Recall (Atto di Forza) anche questo adattato in una pellicola diretta da Paul Verhoeven. 

In Total Recall il protagonista stanco della sua vita, si affida ad un’agenzia in grado di ‘installare’ dei ricordi fittizi per rendere la vita più entusiasmante, un po’ come in un videogame o magari un social network dove spesso si condividono solo le parti più belle e i successi. Certo, non tutte le previsioni di Philip Dick si sono avverate, non abbiamo ancora i ‘precog’ ovvero gli esseri in grado di vedere sprazzi di futuro descritti e raffigurati nel racconto Minority Report (di cui è stato fatto anche un film con Tom Cruise).

Altri scrittori però hanno ‘inventato’ tecnologie plausibili che in futuro si sono sviluppate fino a diventare realtà. Basta pensare a William Gibson, un autore degli anni ‘80 appartenente al sottogenere fantascientifico chiamato Cyberpunk. Gibson nei suoi libri come il Neuromante racconta di un mondo completamente dominato dalle corporazioni dove le persone possono collegarsi al cyberspazio, una sorta di web dove poter evadere completamente dalla realtà e spesso anche modificarla a proprio piacimento con attacchi hacker ai danni del prossimo o delle stesse corporazioni. 

Il libro è stato pubblicato nel 1984, ad anni di distanza dalla nascita del world wide web avvenuta solo nel 1991. Certo internet esisteva già come tecnologia militare, ma a Gibson va il merito di averne predetto non solo la commercializzazione, ma addirittura la sua influenza sulla società in tutte le sue sfaccettature. Lo stesso Gibson ha affermato di non poter più scrivere romanzi di fantascienza ambientati nel futuro, in quanto ormai la tecnologia è arrivata al punto che non ha più senso, le sue ultime opere sono infatti ambientate all’inizio del 2000. 

Il più profetico e visionario è stato il francese Jules Verne con il romanzo Dalla Terra alla Luna dove veniva predetto un viaggio lunare. E sul nostro caro e romantico satellite ci abbiamo già messo piede e probabilmente presto ci torneremo.

Invenzioni spaziali

Come internet conosciuto solo a livello militare fino alla creazione del world wide web, molte tecnologie usate in campo spaziale sono state rese disponibili sul mercato solo dopo un intensivo utilizzo in ambito privato. Basta pensare agli strumenti adibiti alla sopravvivenza degli astronauti come i filtri per l’acqua trasformati poi nei purificatori che spesso utilizziamo per l’acqua del rubinetto. Anche molti elettroutensili a batteria sono frutto dell’esplorazione spaziale, in quanto servivano agli astronauti per eseguire riparazioni. 

Ed il primo passo sulla luna? È stato fatto con degli scarponi, conosciuti ormai come Moon Boot che ormai tutti utilizziamo per andare in montagna o quando nevica. Certo per andare sulla Luna serviranno i migliori scarponi da montagna, ma l’impronta lasciata da Neil Armstrong e da Buzz Aldrin è simile a quella che lasciamo noi sulla neve ogni volta che indossiamo i pesanti stivaloni.

 

 

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