Ultimo aggiornamento: 15.04.21

 

Da quasi un secolo, il Sentiero Roma permette di percorrere ad anello l’Alta Via delle Alpi Retiche. Un cammino riservato ai più temerari e preparati

 

Il Sentiero Roma è il cammino d’alta quota più famoso tra gli appassionati di montagna. Si tratta di un cammino che mette in comunicazione quattro rifugi e numerose località in quota sulle Alpi Retiche. Il sentiero tracciato nel 1928 dal CAI di Milano ha l’obiettivo di mettere in comunicazione i rifugi che si trovano in questi paraggi senza dover scendere a valle per spostarsi dall’uno all’altro. La meraviglia di questo trekking è di restare sempre in quota durante tutti gli spostamenti, attraversando uno tra i tratti più impervi delle Alpi italiane.

In un territorio duro e gravemente impegnativo, si può vivere un’esperienza ai limiti delle proprie possibilità per scoprire di cosa si è davvero capaci. Il CAI suggerisce di organizzare gli spostamenti in almeno cinque giorni, in modo da avere il tempo di percorrere il tratto che va dal rifugio Gianetti al rifugio Ponti, godendosi uno tra i percorsi imperdibili per i veri appassionati.

Passi, valli e passaggi con grado crescente di impegno caratterizzano il percorso che regala anche scorci di sorprendente bellezza. Una meta imprescindibile che è diventata con il tempo un punto di riferimento tra le alte vie delle vette d’Italia.

Mettersi alla prova

Il trekking si può realizzare in più giorni, portando con sé le necessarie attrezzature e le provviste, oppure si può scegliere di mettersi alla prova e svolgere l’intero percorso in una sola volta. Per quanto possa sembrare impossibile ai non addetti, qui si svolge il trofeo Kima, una competizione di skyrunning che si snoda su 52 km di percorso altamente tecnico.

Il Sentiero Roma, infatti, si dipana su un percorso difficile che abbraccia sette passi e si estende per oltre 8.400 metri con livelli di difficoltà altamente variabili. Chi partecipa alla competizione viene da tutto il mondo, i record da battere nel corso dei venti anni di competizione si sono fatti via via più serrati. Colpiscono l’ultimo record maschile di 6 ore, 9 minuti e 19 secondi, e il femminile di 7 ore 36 minuti e 21 secondi.

 

Godersi il cammino

Vivere la montagna significa anche saper andare a passo lento, controllare i propri movimenti e calcolare difficoltà e insidie del percorso impervio. Lo sa chi sceglie di percorrere il sentiero in più giorni, approfittando magari delle escursioni organizzate dal CAI che così mette a disposizione anche l’accesso ai rifugi in quota.

Una sfida altrettanto importante, perché percorrere il tragitto nei cinque giorni suggeriti dal Club significa portare con sé anche tutta l’attrezzatura e l’equipaggiamento necessario per sopravvivere in mezzo alla natura più ostile. Qui l’altimetro non scende mai sotto i 2.500 metri, e la peculiarità di questo percorso per le alte vie delle Alpi Retiche è proprio di essere stato pensato per mettere in comunicazione i rifugi in quota senza dover mai scendere a valle.

 

Cinque giorni ad alta quota

Il percorso del CAI inizia dal rifugio Ponti nella Val Masino. Per raggiungere quello che rappresenta il vero e proprio punto di partenza dell’anello, è sufficiente un trekking di un paio d’ore che non presenta particolari difficoltà. In seguito, dopo la sosta in rifugio in cui è consigliabile pernottare per proseguire poi di buon mattino, il percorso diventa più impegnativo. Si prosegue quindi verso il rifugio Allievi che oggi si chiama anche Bonacossa.

Qui la presenza di neve anche durante il periodo estivo può rendere alcuni passaggi molto impegnativi. La via è attrezzata e sono presenti i rampini cui agganciare la corda se il percorso si fa in carovana e che offrono a tutti gli escursionisti un punto d’appiglio prezioso.

Il percorso prosegue non senza punti d’osservazione di particolare interesse. Lo spettacolo dei passi e delle valli che si estendono al di sotto del sentiero sono di rara bellezza. Si raggiunge il rifugio Gianetti in quota 2.534m e da qui ci si dirige verso il rifugio Brasca che si trova dopo aver risalito la costiera del Barbacan fino a guadagnare il passo omonimo facendosi strada in uno stretto intaglio attrezzato. Qui il dislivello in salita di 450 metri e in discesa di 1.200 metri, da percorrere i circa 6 ore, si presenta non privo di difficoltà. Ben ripagate dalla veduta sulla Val Codera.

Da qui si va poi verso la fine del trekking così come lo organizza il CAI. Dal Brasca, infatti, è possibile raggiungere Mezzolpiano a Novate Mezzola e da qui prendere il treno per ritornare a Milano o alla destinazione ottimale. Infatti, un modo interessante di percorrere il tragitto è di non chiudere l’anello ma di farne una sola parte e spostarsi via treno dal punto di partenza e quello d’arrivo.

Val di Mello escursioni per tutti

Non solo alpinisti di alto livello possono godere della bellezza di cui questi luoghi sono intrisi. Si possono ottenere grandi soddisfazioni dalle esplorazioni delle valli, quella di Mello in particolare. Questo è il punto turistico più apprezzato di tutta la Val Masino. Dal 2009 questa zona è diventata una Riserva Naturale e qui custodisce ambienti e vegetazione di particolare bellezza.

È facile capire da val di Mello come arrivare al laghetto del Qualido, formatosi in tempi recenti per via della frana del monte soprastante. La presenza delle cime maestose e perennemente innevate rende queste valli una località d’incanto con una ricca presenza di corsi d’acqua a carattere torrentizio. Quindi una florida vegetazione di un verde brillante rende fatati questi luoghi, l’ideale per un turista attento e capace di apprezzare il valore del luogo e delle sensazioni di pace e meraviglia in grado di trasmettere.

 

 

 

 

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