Ultimo aggiornamento: 21.06.21

 

Siete amanti della natura e della montagna? Ecco la storia di alcune delle cime più belle del Piemonte.

 

Si trova praticamente alle spalle di Torino: stiamo parlando di Rocciamelone, che fa parte dell’arco alpino piemontese che appare come una corona che abbraccia la meravigliosa città. Sfondi unici, impareggiabili, candidi grazie alla neve e brillanti quando il sole bacia la superficie. Sempre più spesso gli scalatori o gli amanti delle montagne, visitano questi luoghi naturali non più per il confronto con le pareti di roccia, ma anche e soprattutto per piacere.

L’imponente catena montuosa che abbraccia come una madre la città di Torino è accompagnata anche dai paesaggi collinari delle Langhe, nonché del Monferrato, regalando atmosfere dalla bellezza estrema. Ogni anno migliaia di turisti ma anche di residenti, muniti di GPS da trekking e abiti tecnici, iniziano a camminare per cercare di conquistare la cima di ogni monte, pur sapendo che in realtà lo fanno per scaldarsi il cuore grazie alla vista impareggiabile che offre l’altura.

 

Rocciamelone: itinerario verso il Re

Gli amanti dell’escursionismo lo conosceranno già: praticamente alle spalle di Torino è presente la valle che va al Monginevro e al Moncenisio: due valichi frequentati fin dall’antichità. Di lato sono delimitati dalla forma appuntita di uno dei re naturali piemontesi: Rocciamelone, una montagna considerata una delle più alte delle Alpi.

Oggi sappiamo che non è propriamente così, e che il mito nacque forse quando, dopo vari tentativi di scalata, le incessanti tempeste che non permettevano di continuare verso la cima (l’altezza di Rocciamelone è 3538 m), alimentarono credenze tutt’oggi non dimenticate. Nel Medioevo si credeva che Rocciamelone fosse rifugio di un diavolo terribile, che non vuole essere disturbato e per questo ricaccia a valle chiunque vuole violarne la dimora. Oggi è frequentata da migliaia di escursionisti e pellegrini che amano l’avventura, e che si radunano soprattutto in prossimità del 5 agosto, giorno della festa della Madonna della Neve.

L’ascesa alla vetta si può effettuare da diverse parti: dal rifugio “La Riposa”, situato a 2050 m, dal Moncenisio, transitando dal rifugio “Stellina” oppure dalla Valle di Viù. Se optato per la prima alternativa, allora dovrete armarvi di pazienza e di dispositivi di tracciamento, ma anche di una guida. A vista dovrete procedere in direzione del rifugio Cà d’Asti, il primo in italia, attraversando pendii erbosi stupendi. Da qui troverete una segnaletica bicolore (bianco e rossa), che preannuncia una serie di tornanti piuttosto difficoltosi, ma necessari per raggiungere Crocetta di Ferro. Ma quando sentite parlare di Rocciamelone e via normale, dovete sapere che questo è l’itinerario da percorrere, perciò niente paura.

A questo punto il percorso diventa facile ma anche particolarmente esposto, perciò troverete corde fisse che vi mettono in sicurezza. Non resta che procedere in salita, dritti verso la vetta, che dista 40 minuti in più dal santuario Madonna del Rocciamelone.

L’altra via di ascesa è quella che vi permette di arrivare a Rocciamelone da Malciaussia, più precisamente dal lago. L’itinerario è tuttavia più lungo e assai impegnativo rispetto il precedente, per questo è preferito dai professionisti amanti dell’arrampicata. In genere, comunque, sono diversi i rifugi in Piemonte raggiungibili in auto che offrono anche la possibilità di riposarsi durante i percorsi più ostici.

 

Lago di Malciaussia: come arrivare? 

Ebbene, se avete intenzione di mettervi alla prova, dovete sapere che il territorio montano situato vicino Torino è molto ricco di angoli di paradiso grandi e piccoli. Il lago di Malciaussia è uno di questi, nonostante sia uno specchio d’acqua artificiale nato tra il 1920 e il 1930 con la costruzione di una diga. Si trova a circa 1805 m di altezza, più precisamente nelle Valli di Lanzo, a metà nel passo di montagna. Da qui potete ammirare Rocciamelone, il Colle dell’Autaret e il Monte Lera. Insomma è una di quelle ambientazioni naturalistiche da non lasciarsi scappare se si visita il Piemonte.

La località si può raggiungere facilmente in auto, attraversando la SP32, ma solo nel periodo estivo che va da giugno a metà ottobre, perché il percorso è piuttosto ripido. In inverno è invece possibile usare le ciaspole, ma facendo sempre attenzione alle slavine e alle valanghe.

 

Monviso

Una delle cime più importanti di tutto il Piemonte, e al tempo stesso studiata anche a scuola è proprio quella del Monviso. Il nome di questo monte deriva dal latino Mons Vesulus, che vuol dire in senso letterale “montagna ben visibile”: esattamente come il panorama che regala una volta raggiunta la sua cima.

Il Monviso è considerata anche il più alto punto di tutte le Alpi Cozie, dotato di una forma piramidale facilmente visibile. Ne avrete senz’altro già sentito parlare perché alle sue pendici nasce il fiume Po’, ma anche per la ricca biodiversità. Qualche anno fa è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità: la lista ufficiale è catalogata dall’UNESCO.

 

Monte Tobbio

Come dimenticare una delle cime più belle che si trovano al confine tra Piemonte e Liguria, più precisamente nel Parco delle Capanne di Marcarolo? Ebbene, il Monte Tobbio, alto 1092 m ha un aspetto un po’ particolare, offre una chiesetta che fa anche da rifugio ed è ben visibile in lontananza: un punto di riferimento per pellegrini ed escursionisti.

Tutto il sentiero parte in prossimità del Valico degli Eremiti, più precisamente dall’incrocio tra le SP 165 e la SP 166. Bastano pochi minuti e vi ritrovate già a quota 740 m, incrociando il sentieri che giunge da Voltaggio. Da qui si prosegue verso il Passo della Dagliola, raggiungendo poi il rifugio in cima, da cui è possibile godere del panorama del mare e della catena alpina, nonché della pianura di Alessandria.

 

 

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