Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Corde da arrampicata – Guida agli acquisti, Opinioni e Comparazioni

 

L’arrampicata è una disciplina molto varia per la quale in alcuni casi è necessario munirsi del giusto equipaggiamento. Una buona corda da arrampicata non può mancare nella vostra attrezzatura, per questo abbiamo preparato questa pagina dove troverete utili consigli d’acquisto e le opinioni sui modelli con il miglior rapporto qualità-prezzo. Se non avete molto tempo a disposizione, possiamo subito consigliarvi la Sunshine Smile che si distingue per il suo costo conveniente e per la fibra in poliestere altamente resistente. In alternativa potete puntare su Enjohos Corda ausiliaria, leggermente più economica e allo stesso tempo molto versatile.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori corde da arrampicata – Classifica 2021

 

Qui di seguito troverete le nostre opinioni su ben otto corde da arrampicata diverse, così potrete fare una comparazione tra le offerte e scegliere quella giusta per le vostre esigenze senza spendere troppo. Buona lettura!

 

 

1. Sunshine smile Corda di Sicurezza da Arrampicata

 

La migliore corda da arrampicata per rapporto qualità-prezzo, non a caso il modello di Sunshine è uno dei più venduti e apprezzati dagli utenti. Si presenta con un diametro di 8 mm e una lunghezza complessiva di 10 metri, inoltre potrete scegliere anche il modello da 20 m. Si riavvolge molto facilmente senza creare alcun groviglio, così sarà più facile riporla una volta finita di utilizzare. 

Per quanto riguarda i materiali, si rivela estremamente robusta grazie alle fibra di poliestere altamente resistente, ideale per diversi scopi. Anche se ne fate un utilizzo intensivo, la corda durerà a lungo nel tempo. Potrete usarla per arrampicate sugli alberi, sul tetto di abitazioni, per il campeggio e per il free climbing indoor. 

I moschettoni sono abbastanza sicuri ma non sono così solidi da poter reggere intere arrampicate in montagna, quindi se cercate una corda professionale vi consigliamo di puntare su qualcos’altro.

 

Pro

Robusta: La fibra in poliestere si rivela resistente e durevole nel tempo, anche se fate un uso intensivo della corda. 

Versatile: Potrete usare la corda per lavori sui tetti in sicurezza, operazioni di sollevamento carichi e arrampicate leggere indoor e outdoor. 

Lunghezza: Potrete scegliere il modello tra quello da 10 e quello da 20 metri di lunghezza a seconda delle vostre esigenze. 

Prezzo: Molto conveniente, ideale se state cercando di risparmiare. 

 

Contro

Non professionale: I moschettoni non sono adatti per l’alpinismo in montagna dove è necessario avere la massima sicurezza. 

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2. Enjohos Corda ausiliaria per Arrampicata Poliestere

 

Tra i vari modelli venduti online, quello di Enjohos si distingue per il suo ottimo rapporto qualità-prezzo che si adatta a tutte le tasche. La corda è stata prodotta con poliestere robusto e resistente, ma allo stesso tempo alquanto flessibile. Potrete usarla per arrampicate leggere indoor e outdoor, campeggio e vari lavori. 

Nonostante il prezzo conveniente, la corda ha una capacità di carico elevata che arriva a ben 900 kg. A seconda delle vostre esigenze potrete acquistare il modello da 10, 15, 20 o 30 metri. I moschettoni sono abbastanza robusti, inoltre sarà possibile rimuoverli per legare la corda o usarla per giocare al tiro alla fune. 

Il diametro di 8 millimetri permette alla corda di resistere agli strattoni, sebbene non sia comunque consigliata per l’alpinismo, attività per la quale è sempre meglio munirsi di prodotti professionali. 

 

Pro

Qualità-prezzo: Nonostante venga venduta a prezzi bassi, questa corda si rivela estremamente robusta grazie al diametro di 8 mm e a una capacità di carico di ben 900 kg.

Materiali: Prodotta in nylon e fibra di poliestere, potrete utilizzarla a lungo nel tempo senza preoccuparvi di rovinarla. 

Versatile: Come molte corde da arrampicata ‘entry level’, anche questa si potrà usare per altri scopi come lavori su tetti e il campeggio.

 

Contro

Grovigli: La corda si attorciglia facilmente, quindi per usarla correttamente dovrete tenderla al massimo. I grovigli possono darvi qualche grattacapo in più quando dovrete riporla dopo l’utilizzo.

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3. Power Guidance Corda da Arrampicata, 38 mm di Diametro

 

Le corde da arrampicata non sono solo per l’alpinismo o le escursioni, infatti molti le utilizzano per la preparazione atletica. Se volete allestire una vostra mini palestra in casa, potreste considerare l’acquisto di questo robusto modello, ideale per fare esercizi fisici di forza e resistenza. 

Si presenta con materiali estremamente resistenti, capaci di durare a lungo anche se esposti al calore. Il nodo all’estremità vi permette di legare la corda con sicurezza a qualsiasi superficie, così come ad un gancio. Sebbene sia consigliata prevalentemente per l’attività indoor, potrete utilizzarla anche all’esterno, dovrete solo asciugarla e pulirla prima di riporla. 

Potrete acquistare questo modello scegliendo tra diverse lunghezze, dai 4,5 metri ai 15 metri, in modo da poterlo adattare a diversi spazi. Se non sapete dove acquistare il prodotto nuovo, cliccate sul link del negozio online riportato qui di seguito. 

 

Pro

Per lo sport: Una corda davvero ottima per la preparazione atletica, potrete eseguire diversi esercizi in tutta sicurezza nella vostra palestra personale.

Robusta: I materiali robusti e solidi vi permettono di usarla in modo intensivo per molto tempo, inoltre si rivela molto resistente al calore.

Versatile: Nonostante sia una corda per l’indoor, sarà possibile usarla anche all’esterno per arrampicate leggere o magari per giocare a tiro alla fune. 

 

Contro

Pelucchi: Tende a perderne un po’, quindi dovrete fare un minimo di manutenzione per poterla tenere pulita, specialmente dopo averla usata all’aperto.

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4. Gonex Corda da Arrampicata 14KN ad Alta Resistenza

 

Quella di Gonex si conferma una delle migliori corde da arrampicata del 2021 grazie ad un prezzo molto conveniente che vi consente di acquistarla senza spendere troppo. Una soluzione ideale se volete risparmiare, senza però rinunciare ad una buona qualità costruttiva. Il prodotto colpisce per la sua qualità costruttiva, infatti è stata realizzata con quattordici nuclei interi in fibra di poliestere rinforzata. 

Con 8 mm di diametro, la corda si rivela sia flessibile sia resistente agli strattoni, quindi potrete utilizzarla per diversi scopi. Sebbene come altri modelli ‘entry level’ non sia adatta all’alpinismo, va bene per il campeggio, le arrampicate indoor e outdoor per principianti, l’escursionismo e anche i lavori aerei. Non manca la possibilità di sganciare i moschetti, inoltre nel prezzo è inclusa una pratica sacca per il trasporto, dove potrete riporre la corda dopo ogni utilizzo. 

 

Pro

Qualità: Realizzata con quattordici nuclei interi di fibra rinforzata, la corda si dimostra estremamente robusta e durevole nel tempo. 

Diametro: Di ben 8 mm, rende la corda flessibile e allo stesso tempo resistente allo strattonamento. 

Versatile: Potrete usarla per arrampicata indoor e outdoor, lavori aerei, campeggio ed escursionismo. 

Conveniente: Si presenta con un prezzo ridotto, inoltre viene venduta con una pratica sacca per il trasporto. 

 

Contro

Non professionale: La corda non va usata per l’alpinismo o per le arrampicate ad alta quota, attività per le quali è necessario usare attrezzi professionali ben più costosi.

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5. Edelrid On Sight – Corda da arrampicata dinamica 

 

Non proprio la più economica sulla piazza, ma se avete intenzione di cimentarvi nell’alpinismo e nell’arrampicata ad alta quota, allora questa corda potrà fare al caso vostro. I vostri risparmi saranno comunque ben spesi, dato che la vostra sicurezza dipende anche dall’attrezzatura di qualità. 

Robusta ed estremamente resistente, è stata realizzata con uno speciale trattamento Thermo Shield che aumenta la flessibilità e la morbidezza della corda, ideale per affrontare pareti rocciose. Il coiling tridimensionale inoltre evita grovigli e impedisce la formazione di grinze, permettendovi di usarla immediatamente e di riporla con altrettanta facilità. 

Il diametro è leggermente più spesso rispetto ai modelli ‘entry level’, parliamo di ben 9,8 millimetri, quindi un filo più ingombrante. Visto il prezzo elevato sarebbe stata gradita almeno la presenza di una custodia per il trasporto nello zaino. Potrete scegliere la lunghezza dai 30 metri agli 80 metri, direttamente dalla pagina del prodotto, raggiungibile tramite il link qui di seguito.

 

Pro

Per l’alpinismo: Una vera e propria corda da arrampicata professionale che vi garantisce una grande sicurezza. 

Materiali: Creata con speciali tecnologie come il Thermo Shield, questa corda è estremamente flessibile, ma allo stesso tempo molto robusta e resistente.

Pratica: Il Coiling 3D impedisce la formazione di grinze e soprattutto vi permette di avvolgerla con facilità, in modo da poterla riporre senza problemi.

 

Contro

Prezzo: Decisamente più costosa rispetto ad altri modelli, si tratta però di un prodotto professionale per alpinisti e il climbing in montagna. Manca la sacca per il trasporto che sarebbe stata alquanto gradita.

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6. Selighting Corda da Arrampicata Professionale 

 

Economica e pratica, il modello di Selightning è un ottimo prodotto ‘entry level’ che potrete usare per diversi scopi. Una soluzione ideale se non sapete quale corda da arrampicata comprare, si rivela flessibile e resistente agli strattoni grazie alla sua composizione in poliestere. 

La forza di trazione è di circa 300 kg, inferiore ad altri modelli sul mercato, ma che comunque può andare bene per lavori aerei, campeggio, esercizi indoor e come guinzaglio per il cane. Il diametro di 8 mm la rende abbastanza resistente, ma al pari di altri modelli della stessa fascia di prezzo, non è proprio consigliata per l’alpinismo o per le arrampicate di montagna ad alta quota. Molto comodi i moschettoni removibili a piacimento, così come la borsa per il trasporto inclusa nella confezione. La corda è disponibile in misure di 10, 15 e 20 metri. 

 

Pro

Economica: Il prezzo conveniente è un buon incentivo all’acquisto, specialmente se state cercando di risparmiare e non avete particolari pretese.

Trazione: Supporta fino a 300 kg, più che sufficiente per un utilizzo indoor, per un’amaca o magari per creare un guinzaglio per il vostro cane. 

Dotazione: Troverete una comoda borsa per il trasporto molto utile per riporre la corda quando non la utilizzate, inoltre avrete a disposizione anche i moschettoni removibili.

 

Contro

Poco resistente: Non è ideale per l’arrampicata outdoor, tantomeno per l’alpinismo in montagna. Se avete queste esigenze vi consigliamo di dare un’occhiata ad altri modelli sul mercato.

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7. Petzl Club 10,0 mm

 

Le corde da arrampicata non sono tutte uguali e sebbene questa definizione sia comune a molti modelli, alcuni sono particolarmente indicati per scopi ben precisi. È il caso del prodotto di Petzl, estremamente resistente, dal diametro di 10 mm e dalla lunghezza di 40 metri, 60 metri o 70 metri in base alle vostre esigenze. 

La corda è stata progettata per la speleologia e il canyoning, quindi altamente maneggevole e resistente sia al calore sia all’umidità. La flessibilità elevata vi consente di utilizzarla in spazi chiusi, inoltre la buona maneggevolezza vi permette di trascinare la canoa in acqua senza fare troppa fatica. 

Il materiale di qualità impedisce la creazione di grovigli fastidiosi, così potrete riporre la corda con facilità ogni volta che finite di utilizzarla. Nel prezzo manca la borsa per il trasporto che dovrete acquistare separatamente nel caso la riteniate necessaria.

 

Pro

Resistente: Si rivela estremamente robusta e durevole nel tempo, quindi potrete farne un utilizzo intensivo senza rovinarla.

Versatile: Progettata esclusivamente per la speleologia e per il canyoning, due attività dove è necessario usare una corda flessibile e allo stesso tempo robusta. 

Niente grovigli: Sebbene abbia un diametro ampio di 10 mm, la corda si potrà avvolgere e usare senza attorcigliamenti, per questo risulta molto maneggevole. 

 

Contro

Prezzo: Come molte corde professionali, anche questa si presenta con un costo abbastanza elevato, per questo vi consigliamo l’acquisto solo se praticate le due attività per le quali è stata progettata.

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8. Tendon Smart 9.8, Corda Dinamica 

 

La corda di Tendon Smart si propone come soluzione economica per i principianti alle prese con le loro prime escursioni sui ghiacciai e le prime scalate. Il diametro di 9,8 mm promette molto bene in quanto a robustezza, potrà infatti resistere allo sfregamento contro le pareti rocciose e durare a lungo nel tempo. 

Potrete scegliere tra i 60 e i 70 metri di lunghezza, acquistando il modello più adatto alle vostre esigenze. Il grip sulla corda è davvero ottimo, grazie alle zigrinature che vi permettono di tenerla saldamente con i guanti senza scivolare. Nonostante sia robusta, si può annodare molto facilmente in modo da assicurarla alla parete e alla propria attrezzatura. A livello di scorrevolezza si attesta su un gradino inferiore rispetto alle corde da arrampicata professionali, inoltre il materiale sintetico non la rende adatta a un utilizzo a mani nude. 

 

Pro

Robusta: La corda di diametro 9,8 mm si rivela estremamente resistente e durevole nel tempo, ideale per farne un uso intensivo.

Grip: Se utilizzate i guanti potrete tenere la corda con fermezza, grazie alle zigrinature di buona qualità.

Versatile: Potrete usarla per le vostre prime arrampicate e scalate in montagna, oppure per delle escursioni su territori piuttosto impervi come i ghiacciai.

 

Contro

Prezzo: Decisamente costosa per una corda da arrampicata per principianti, pur non avendo la stessa scorrevolezza di modelli simili.

Sintetica: Il materiale può far sudare le mani, quindi non è consigliato usarla senza guanti in quanto potrebbe scivolare. 

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Guida per comprare una buona corda da arrampicata

 

Dopo aver letto le nostre opinioni e aver confrontato i prezzi dei vari modelli sul mercato, potreste avere ancora qualche dubbio su come scegliere una buona corda da arrampicata.
Effettivamente, la quantità di prodotti può mettere un po’ di confusione, specialmente perché molte corde ‘da arrampicata’ non sono proprio indicate per questa attività. 

È fondamentale quindi capire quali sono le caratteristiche principali da cercare in un modello e conoscere le proprie esigenze in modo da poter fare l’acquisto giusto, senza sprecare i propri risparmi. Sebbene sia sempre una buona idea puntare su un prodotto dal buon rapporto qualità-prezzo, nel caso delle corde da arrampicata potreste voler spendere qualcosa in più, specialmente se intendete usarle per determinate attività. 

Per arrampicata o per altri scopi?

Come potete immaginare, una corda da arrampicata a basso costo non sarà proprio indicata per le scalate in montagna o le arrampicate ad alta quota. Solitamente, sebbene appartengano alla categoria, queste corde economiche non sono considerate sicure per le attività più ‘rischiose’ come l’alpinismo e le scalate. Diciamo che i modelli economici sono abbastanza versatili, molti li utilizzano per le arrampicate indoor, per gli esercizi fisici in palestra o per il campeggio. 

Al di fuori dell’attività fisica, potrete acquistare una corda robusta per le situazioni di emergenza, oppure per creare un buon guinzaglio per un cane di grossa taglia. I modelli più costosi sono ovviamente quelli più consigliati per le arrampicate e si distinguono per la loro elevata flessibilità, il diametro più ampio che arriva a 10 mm e ovviamente per una robustezza maggiore. Quelli più tecnici vengono realizzati con materiali particolari capaci di resistere alle basse temperature, inoltre non si aggrovigliano. 

La maneggevolezza è un altro fattore molto importante, specialmente se volete usare la corda per la speleologia o il canyoning. Diciamo quindi che spendendo poco potrete acquistare delle buone corde, ma se state muovendo i vostri primi passi nel mondo delle scalate allora meglio fare un buon investimento, in quanto un prodotto di alto livello può darvi molta più sicurezza. 

 

Materiali

La maggior parte delle corde da arrampicata viene prodotta in fibra sintetica, un materiale molto resistente e allo stesso tempo flessibile, in grado di resistere con efficacia agli strattoni e che in generale non si attorciglia. Ovviamente le caratteristiche come robustezza e flessibilità dipendono molto dal ‘livello’ del prodotto, come specificato nel paragrafo precedente. Le corde per l’outdoor sono molto resistenti alle temperature estreme, mentre quelle adibite all’indoor vanno trattate con una certa cura nel caso vogliate usarle per attività esterne. 

 

Lunghezza

La lunghezza dipende molto dai vari modelli e dalla disponibilità sul mercato. In generale le corde da arrampicata versatili non professionali si possono trovare con lunghezze che vanno dai 10 ai 20 metri. Nei casi dei modelli adibiti alla preparazione atletica sarà possibile trovare anche lunghezze inferiori ai 10 metri. Parlando dei modelli professionali, potrete scegliere solitamente tra lunghezze dai 30 agli 80 metri, quindi chiaramente progettate per effettuare scalate ad alta quota o per la speleologia. 

 

Grip

La presa sulla corda è un fattore da tenere in considerazione, in alcuni casi addirittura di vitale importanza. La maggior parte dei modelli viene realizzata con una superficie zigrinata che vi consente di avere una presa sicura, in modo da non farla scivolare via. In generale le corde con un buon grip sono progettate per l’utilizzo con i guanti da arrampicata, in quanto alcuni materiali sintetici possono causare un’eccessiva sudorazione delle mani e di conseguenza allentare notevolmente la presa. È buona norma comunque usare delle protezioni per le mani, perché la frizione della corda sui palmi nudi non è mai piacevole e può causare ferite e ustioni da sfregamento molto dolorose. 

Dotazione

Quando si acquista una corda da arrampicata è sempre una buona idea dare un’occhiata alla dotazione inclusa nel prezzo. I modelli più versatili vengono venduti con dei moschettoni removibili a piacimento, molto utili per legare oggetti, agganciare la corda oppure creare un guinzaglio per il vostro amico a quattro zampe. A seconda del prodotto i moschettoni possono rivelarsi più o meno resistenti, quindi vi consigliamo di leggere attentamente le caratteristiche e le opinioni a riguardo. 

La possibilità di rimuoverli vi permette di fare nodi alla corda e aumentarne la versatilità. Un’altra aggiunta gradita è la sacca per il trasporto, molto utile per riporre la corda dopo averla usata. I modelli professionali per l’arrampicata o la speleologia vengono venduti senza moschettoni e spesso non includono la custodia, sebbene costino molto di più di quelli ‘entry level’. 

 

 

 

Come fare durare a lungo una corda da arrampicata

 

La manutenzione della vostra corda da arrampicata è di fondamentale importanza, specialmente se volete usarla per l’alpinismo o le scalate. Questo tipo di attrezzo infatti andrà curato con grande attenzione, in quanto vi dovrà tenere fermamente attaccati alla parete che state scalando. Una corda sporca può risultare meno scorrevole e inoltre il terreno, la neve e altri detriti possono inficiare la resistenza. Per lavare la corda non dovrete fare altro che immergerla in una bacinella di acqua pulita ad una temperatura inferiore ai 30 gradi. Potrete usare il sapone di Marsiglia liquido o un prodotto per i tessuti delicati. 

Per una cura ancora migliore vi consigliamo di utilizzare detergenti appositamente progettati per la pulizia delle corde, indicati soprattutto per quelle da arrampicata. È possibile anche lavarla in lavatrice, ma vi consigliamo di valutare questa opzione solo se ne fate un utilizzo non sportivo, in quanto le temperature dell’elettrodomestico potrebbero rovinarla. 

In generale è consigliato lavare la vostra corda dopo ogni utilizzo, in modo da tenerla sempre pronta all’uso e renderla ancora più durevole nel tempo. Per quanto riguarda l’asciugatura, gli arrampicatori più navigati consigliano di non metterla mai al sole, perché il calore potrebbe rovinarla. Meglio posizionarla all’ombra e lasciare che si asciughi lentamente. 

Come avvolgere la corda da arrampicata

Sembra una sciocchezza, ma in realtà per avvolgere la corda bisogna utilizzare una tecnica ben precisa in modo da non creare grovigli e poterla riporre con più facilità nella sacca da trasporto o nello zaino. Prima di tutto poggiate la corda a terra formando una pila, poi prendete le due estremità con una mano per doppiarla, in seguito prendete l’altra estremità e stendete la corda allargando le braccia, facendola passare dietro il collo. Ora senza spostare le mani dalle estremità, dovrete prendere la pila a terra, formando un’altra spira, facendola nuovamente passare dietro il collo. 

Ripete l’operazione fino a quando non avete raccolto tutta la corda dal terreno, formando sempre delle spire. Con le corde d’arrampicata moderne potete anche fermarvi qui, anche se molti preferiscono effettuare un nodo facendo passare la corda in mezzo alle spire mentre si regge la matassa con una mano. 

 

Come tagliare una corda da arrampicata

Perché tagliare la corda da arrampicata se potete scegliere la sua lunghezza? In realtà questa operazione è consigliata dagli arrampicatori in quanto, dopo molti utilizzi, alcuni tratti possono usurarsi e perdere resistenza, così come diventare meno scorrevoli. Meglio quindi rimuoverli piuttosto che rischiare la propria incolumità. Per farlo in molti consigliano di usare un coltello arroventato o di scaldare la parte da tagliare con un accendino, per poi usare un coltello oppure un paio di forbici. È sempre meglio effettuare un taglio netto e non ‘tagliuzzare’ in modo da non rovinare la fibra. 

 

 

 

Domande frequenti

 

Quando cambiare la corda da arrampicata?

Come ogni attrezzo, anche le corde da arrampicata si possono rovinare dopo un po’ di tempo, specialmente se ne si fa un uso intensivo. In generale si tende a tagliare le parti usurate, ma dopo un po’ diventa necessario cambiarla. Se notate che anche rimuovendo alcune parti la corda non ha più la stessa scorrevolezza e vedete sfilacciamenti, allora è il caso di sostituirla con un nuovo modello. Allo stesso modo non potrete tagliare troppe parti danneggiate, in quanto dovrete comunque sacrificare la lunghezza. 

Le corde da arrampicata sono sicure? 

In generale si tratta di prodotti molto robusti, realizzati in fibra di alta qualità. Nonostante questo ci sono modelli molto più resistenti di altri, questi sono particolarmente consigliati per l’alpinismo e le scalate ad alta quota. Una corda poco costosa andrà bene per le arrampicate indoor, le escursioni, il campeggio o per altre attività che non comportano alcun rischio per la propria incolumità. I modelli con un prezzo più alto invece sono quelli adatte per le arrampicate outdoor di diverso genere. 

 

È possibile usare la corda da arrampicata come guinzaglio?

Molti possessori di cani di grossa taglia preferiscono usare le corde da arrampicata per costruire dei guinzagli più resistenti. I modelli più versatili con moschettoni rimovibili si possono usare per diversi scopi, alcuni sono adatti anche per allestire una corda per l’attività fisica da montare sul soffitto della vostra palestra personale. 

 

Quanto costa una corda da arrampicata?

Le corde da arrampicata ‘entry level’ possono costare dai 18 ai 20 €, questi modelli però non sono adatti alle scalate e all’alpinismo. Se volete acquistare una corda estremamente sicura per queste attività, dovrete considerare una spesa molto più elevata che può andare dai 100 ai 200 € di spesa. Esistono anche corde per il canyoning o la speleologia da 80 €, ma sono consigliate solo per queste attività. 

 

Dove acquistare una corda da arrampicata?

Potete comprare le corde da arrampicata in un qualsiasi negozio o megastore di articoli sportivi che abbia una sezione dedicata al campeggio, alle scalate o all’alpinismo. Se non trovate modelli che vi soddisfano nei negozi della vostra località, potete sempre considerare l’idea di acquistare online, approfittando di diverse offerte messe a disposizione dalle diverse ditte produttrici. In questo modo potrete risparmiare e avere una vasta gamma di scelta per trovare la corda d’arrampicata più adatta alle vostre esigenze. 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Nel cuore della Costiera Amalfitana sorge un sentiero escursionistico di quasi 9 chilometri che costeggia i Monti Lattari e collega Agerola a Positano. Da molti considerato un piccolo angolo di paradiso, permette di ammirare paesaggi e scorci talmente suggestivi da far passare in secondo piano la fatica del cammino.

 

Il sentiero degli Dei – o Cammino degli Dei che dir si voglia – è un percorso di trekking in Campania che permette di fare una full immersion nell’incantevole Costiera Amalfitana. Si tratta di un itinerario escursionistico, lungo all’incirca nove chilometri, che collega il piccolo borgo di Bomerano, nel Comune di Agerola, con Nocelle, una splendida frazione di Positano posizionata alle pendici del Monte Pertuso.

Apprezzato dagli escursionisti e dagli amanti della natura per la ricca offerta culturale e paesaggistica, è un percorso di spettacolare bellezza che si snoda tra la dorsale dei monti Lattari e la macchia mediterranea, proponendo una vista mozzafiato dell’isola di Capri e dei suoi celebri Faraglioni.

Visto che il sentiero viene battuto ogni anno da decine e decine di trekker stranieri che vengono qui per godere del paesaggio costiero più suggestivo al mondo, e magari anche per acquistare il miglior limoncello in commercio, noi italiani non possiamo certo essere da meno!

Quindi, preparate il vostro zaino e mettete pure ai piedi le vostre scarpe Salomon per intraprendere con noi un entusiasmante viaggio alla scoperta di un incredibile itinerario che, tra miti e leggende, racconta la storia e la cultura di una terra ricca di fascino.

La storia

Che si tratta di un itinerario escursionistico a dir poco spettacolare lo abbiamo assodato, ma perché si chiama “Sentiero degli Dei”? La leggenda narra che le divinità greche lo utilizzarono per aiutare Ulisse a vincere il canto ammaliatore delle Sirene, anche se la più attendibile resta quella secondo cui il nome gli fu attribuito dagli Agerolesi perché, nel percorrerlo per raggiungere a piedi Positano, avevano come l’impressione di incamminarsi verso il monte Olimpo.

In effetti, lo scenario che si presenta agli occhi dopo solo pochi metri di cammino è talmente spettacolare e magico da far emozionare anche il più imperturbabile degli escursionisti, grazie soprattutto alla suggestività della dorsale dei Monti Lattari che fa da cornice all’affascinante gioco di colori offerto dal verde rigoglioso della vegetazione e il blu profondo del mare.

Ricco di macchia mediterranea, il percorso attraversa immense terrazze di vigneti che producono un’uva tipica della zona conosciuta con il nome di “Pede ‘e Palomma” (piede di colomba), importata dai Greci nel XII secolo a.C.

 

Da dove partire

In genere, il trail degli Dei parte da Bomerano, una frazione di Agerola facilmente raggiungibile con il bus Sita della linea Agerola Amalfi o direttamente in auto. In quest’ultimo caso si potrà raggiungere Agerola da Napoli percorrendo l’autostrada A3/E45, e una volta arrivati a destinazione sarà possibile sostare il mezzo in uno dei tanti parcheggi pubblici presenti nella zona, per poi tornare a riprenderlo o percorrendo il sentiero al contrario (scelta, secondo noi, un tantino azzardata!) o prendendo un bus SITA con fermata a Bomerano.

In caso di dubbi, una volta arrivati ad Agerola troverete un infopoint dove potrete prendere una guida con tutte le informazioni necessarie e la mappa dettagliata del percorso.

Paesaggio e punti di interesse

Oltre a offrire un incantevole scorcio della Costiera Amalfitana, il Sentiero degli Dei attraversa dei rigogliosi boschi di latifoglie che fanno da sfondo agli incantevoli scorci offerti dai Monti Lattari. In questi luoghi sono stati anche rinvenuti dei fossili marini risalenti al Paleolitico e, se la fortuna vi assiste, sarà possibile anche avvistare qualche donnola o magari una volpe, visto che ormai la fauna locale si è praticamente abituata alla presenza dei turisti.

Superata la boscaglia, il sentiero lascia spazio alle caratteristiche stradine in pietra utilizzate ancora oggi dai contadini locali per raggiungere le loro abitazioni e lavorare i campi. In effetti, il Sentiero degli Dei non è solo un itinerario turistico ma anche una strada comunale di collegamento tra Agerola e i numerosi orti a terrazza che circondano la zona, per cui ci sono alte probabilità di incrociare un mulo o un carrettino carico delle deliziose bontà offerte dalla terra amalfitana.

A un certo punto, più o meno dopo due chilometri dalla partenza a Bomerano, il sentiero si biforca per consentire all’escursionista di scegliere se proseguire per Positano o fare una piccola deviazione verso la baia di Praiano, nel qual caso sarà necessario affrontare una ripida scalinata di 300 gradini per attraversare il passo di Colle Serra. Se il cielo è terso si potranno anche scorgere le splendide isole del Golfo di Napoli, compresa quella di Capri con i suoi splendidi Faraglioni.

 

Consigli per percorrere il Sentiero degli Dei

Per quanto sia suggestivo e affascinante, purtroppo in alcuni punti il Sentiero degli Dei è pericoloso, quindi occorre stare attenti e informarsi bene sull’itinerario prima di mettersi in cammino.

Il primo consiglio è quello di scegliere un periodo dell’anno in cui il clima sia abbastanza mite, quindi meglio muoversi in autunno oppure in primavera per godere della brezza marina e non essere costretti a sudare sette camicie per raggiungere Positano.

Oltre all’inverno, sarebbe preferibile evitare anche i mesi estivi più afosi – come agosto e luglio – sia per non dover sopportare il caldo torrido sia per non rischiate di trovare troppi turisti.

Un altro suggerimento utile, per quanto possa sembrare banale, è scegliere con cura l’abbigliamento da trekking e soprattutto le scarpe. Di sicuro bisognerebbe evitare sandali e calzature leggere, preferendo un modello più solido e robusto che fornisca una protezione adeguata al piede.

Inutile ricordare quanto sia fondamentale avere con sé una buona scorta d’acqua da consumare durante l’escursione, visto che in alcuni tratti il sentiero non è ben riparato dal sole. Per lo stesso motivo, in estate sarebbe opportuno avere sempre a portata di mano una crema solare per proteggere la pelle dal sole ed evitare dolorose scottature.

Infine, dal momento che in molti punti del tracciato la ricezione telefonica non è ottimale, è sempre buona norma procurarsi una guida dettagliata della zona e informare qualcuno su dove si sta andando e sull’orario previsto per il rientro, in modo da ricevere aiuto in caso di necessità.

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Nonostante il nome possa incutere timore, in realtà il Monte Disgrazie è una delle vette più belle delle Alpi Retiche occidentali, situate nella provincia di Sondrio. Elegante e imponente con i suoi 3.678 metri di altezza, propone un suggestivo itinerario escursionistico di cinque giorni tutto da scoprire.

 

Tra la Valmalenco e la Val Masino, a un’altitudine di 3.678 metri sopra il livello del mare, si erge una delle vette più popolari del gruppo delle Alpi Retiche, sul cui versante nord corre un itinerario escursionistico che permette di ammirare le sue suggestive pareti ghiacciate, che fanno da sfondo a scenari naturalistici di straordinaria bellezza.

Oltre alla neve e alla lunga cresta della montagna, la sagoma imponente del Monte Disgrazia racconta la storia dell’affascinante ghiacciaio del Ventina, un’incantevole perla bianca incorniciata tra i profili del Monte Cassandra e dell’Alta Via della Valmalenco, da dove sarà possibile ammirare una delle più belle zone alpine dell’Italia.

Certo, il nome non è dei più allettanti per chi vuole avventurarsi su questa montagna per godere delle bellezze del territorio, ma d’altronde è risaputo che l’abito non fa il monaco! L’escursione completa richiede dai tre ai cinque giorni a seconda della propria preparazione fisica e dell’itinerario scelto, ma è fattibile tranquillamente anche in una sola giornata risalendo la Valle di Preda Rossa fino al rifugio Ponti.

Prima di partire, però, ricordatevi di indossare le vostre scarpe Salomon e di controllare il meteo, soprattutto se volete percorrere la breve salita sul ghiacciaio del passo di Zocca, che richiede un equipaggiamento specifico con tutte le attrezzature del caso.

Primo giorno: dalla Piana di Preda Rossa al Rifugio Ponti

Partenza: Valle di Preda Rossa

Arrivo: Rifugio Ponti (2580 m)

Dislivello: 1.000 m

Durata: 4 h

Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

Dal parcheggio di Preda Rossa si attraversa un tracciato escursionistico ben segnalato che procede lungo il fianco destro della valle verso nord-est, attraversando il sentiero di fondovalle che risale verso la cima del Monte Disgrazia. Dopo aver percorso un breve tratto in salita, si potrà percorrere un pianoro ricco di boschi e verdi prati che, a stagione avanzata, vengono ricoperti da un fitto nevaio bianco.

Man mano che ci si avvicina alla cresta della montagna, la neve si trasforma gradualmente in ghiaccio svelando un coriaceo serpentino che emerge con fiera austerità tra gli imponenti blocchi di granito, permettendo di proseguire lungo il dosso roccioso che conduce al rifugio Ponti.

 

Secondo giorno: dal Rifugio Ponti alla cima del Monte Disgrazia

Partenza: Rifugio Ponti

Arrivo: Rifugio Ventina (1965 m)

Dislivello: 1.100 m

Durata: 10 h

Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

                EEA (escursionisti esperti con attrezzatura alpinistica) per percorrere il ghiacciaio

Partendo dal Rifugio Ponti si possono intraprendere diversi sentieri (come quello che conduce all’Alta Via della Valmalenco e permette di raggiungere la Valle del Ventina costeggiando il Lago Pirola), per arrivare in appena un paio d’ore di cammino – contando anche un’ultima ripida salita – alla bocca del ghiacciaio situato tra Pizzo Cassandra e il Monte Disgrazia.

Dal momento che nell’ultimo tratto la pendenza diventa significativa, sono consigliabili i ramponi e l’assistenza di una guida esperta, specialmente se ci si vuole addentrare sul ghiacciaio per godere della splendida vista sul Disgrazia e sui Corni Bruciati.

Percorrendo il Sentiero Roma, la più antica e famosa “alta via” delle Alpi Centrali, si potrà attraversare un pianoro, quasi sempre ricoperto da un fitto nevaio, prima di raggiungere l’ultima faticosa salita per la corda molla del Disgrazia, una delle più belle creste di montagna dell’arco alpino.

Prima di arrivare in cima, si attraversa un ampio campo costituito da massi e lastre di granito dove si trova l’antico rifugio Desio (m. 2836), poi proseguendo verso Val Torreggio (Val del Turéc’) si potrà costeggiare la valle Airale per ammirare i suoi suggestivi boschi di latifoglie, interrotti ogni tanto da prati verdi e piccole costruzioni montane in pietra.

Seguendo il fondovalle, si supera un’incantevole piana di larici che apre la strada a un piccolo ponte in legno sul torrente Torreggio e anticipa la prima tappa dell’escursione al rifugio Bosio. Da qui, si potrà proseguire verso i rifugi Gerli-Porro e Ventina seguendo il sentiero che attraversa l’alpe Lago e prosegue sul fianco occidentale della Valmalenco.

Una volta arrivati in cima si potrà procedere verso il versante ovest del Disgrazia e, dopo aver percorso un breve tratto nevoso che costeggia un’imponente colonna in ferro dell’IGM, si arriva infine sulla vetta che divide la Valmalenco dalla Val Masino.

Lo scenario che si apre agli occhi degli escursionisti è a dir poco straordinario: alpeggi verdi e rigogliosi, ghiacciai, creste di roccia dai colori vivaci, gole profonde e altri scorci imperdibili per chi ama le bellezze della natura.

 

Itinerari alternativi

Come già anticipato, il Monte Disgrazia domina quasi tutta la Valtellina e offre infinite possibilità a tutti gli amanti dell’escursionismo che vogliono intraprendere un entusiasmante viaggio alla scoperta delle meraviglie del territorio.

Oltre agli itinerari che vi abbiamo illustrato, si possono percorrere anche altri sentieri di montagna che permettono di raggiungere la cima del monte, come la via normale di Pizzo Badile nel gruppo Masino che da Morbegno oltrepassa Talamona e raggiunge il panoramico Rifugio Gianetti (2.534 m) situato alle pendici dell’incantevole Punta S. Anna.

In alternativa, c’è un ripido ma altrettanto panoramico sentiero che percorre la via normale della Bernina, la cima più alta delle Alpi Retiche orientali situata al confine tra la Svizzera e l’Italia.

Partendo dal rifugio De Marchi, si prende un percorso in salita che risale la costa boscosa fino a entrare nel pianoro tra il Sasso Moro e il Monte delle Forbici. Da qui, si potrà raggiungere facilmente il rifugio Carate attraversando un breve tratto roccioso da dove si ha una bella visuale sul gruppo Bernina-Scerscen-Roseg, oppure proseguire sulla sinistra per raggiungere un piccolo laghetto morenico sulle cui sponde sorge il rifugio Marinelli.

Poi, volgendo a destra, ci si stacca gradualmente dal fianco della valle per risalire verso nord sulle pendici della bastionata rocciosa di Pizzo Argent, oltrepassando Cresta Guzza fino ad arrivare alla vetta della Spalla del Bernina (4.021 m).

Infine, restando sempre nel gruppo Masino, si può anche percorrere la via normale di Pizzo Cengalo, che oltre alla suggestività dei panorami offerti dalle Alpi Retiche, offre la possibilità di fare una breve sosta rilassante in uno dei tanti stabilimenti termali dislocati lungo il percorso.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Il fulltiming è uno stile di vita che sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, perché capace di regalare un senso di indipendenza e libertà a chi vuole vivere la propria vita quotidiana sulla strada. Ecco i pro e i contro dello scegliere un camper come casa.

 

Camper, roulotte, autocaravan, motorhome, furgoni camperizzati… non c’è dubbio, il settore merceologico riservato ai camperisti propone numerose alternative a chi vuole concedersi una bella vacanza itinerante e spostarsi all’occorrenza a seconda delle necessità. Un viaggio del genere, oltre a svincolarsi dai disagi legati alle prenotazioni alberghiere, spesso promotrici di scelte sbagliate e autentici salassi economici, offre un impareggiabile senso di libertà e indipendenza.

Ma vi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un camper 365 giorni l’anno? Di certo, scegliere un mezzo di trasporto come casa è una di quelle decisioni che non vanno assolutamente prese alla leggera, visto che si dovranno fare i conti con non pochi problemi – alcuni anche di natura legale – e difficoltà.

Allora meglio abbandonare l’idea prima che diventi un chiodo fisso? Ma neanche per sogno, perché sarà anche vero che bisognerà lavorare parecchio e modificare alcune delle proprie abitudini di vita per affrontare un’esperienza di questa portata, ma con i nostri consigli e un’attenta valutazione dei rischi, mollare tutto e vivere in un camper sarà semplice come bere un bicchier d’acqua!

Vivere da fulltimer

Per chi non lo sapesse, di recente è stato coniato un nuovo termine per indicare i camperisti che decidono di vivere “a tempo pieno” nel proprio camper o in un apposito furgone camperizzato. C’è chi li definisce disadattati, nomadi o – peggio – zingari, ma oggi la definizione più corretta è “fulltimer”. In genere, chi opta per questo stile di vita alternativo lo fa per potersi spostare dove e quando vuole, svincolandosi dagli obblighi imposti dalla società moderna.

Ma fulltimer si nasce o si diventa? Che si tratti di una passione trasmessa da amici e parenti o di un desiderio nato in età adulta, una cosa è certa: il primo passo per capire se la vita da camper possa fare al proprio caso è procurarsi un mezzo di trasporto adatto oppure noleggiarlo prima di prendere la decisione finale di vivere da fulltiming.

A tal proposito, in rete ci sono numerosi siti che offrono una vasta selezione di camper usati in Italia, la cui quota giornaliera di noleggio a persona è in genere più bassa di quella che si pagherebbe per un camper Wingamm di ultima generazione. Se, poi, il test dovesse andare a buon fine, si potrà prendere la decisione definitiva di acquistare un modello nuovo o di seconda mano per trasformarlo in una casa a tutti gli effetti.

Nel primo caso si dovrà mettere in preventivo una spesa minima di circa 35.000 euro, che può arrivare anche a 150.000 per le versioni super lusso o full-optional. Qualora si preferisca qualcosa di meno pretenzioso ma più vintage, con circa 10.000 euro si potrà acquistare un caratteristico camper Westfalia degli anni ’90 oppure un modello “basic” ma di recente costruzione.

I vantaggi di vivere in un camper

In genere, chi sceglie di trascorrere la propria vita in camper non lo fa solo per soddisfare il proprio desiderio di viaggiare o per la possibilità di potersi spostare ogni giorno in un posto diverso, ma anche per liberarsi dei costi di gestione e manutenzione di una casa grande.

In effetti, chi lavora a tempo pieno e trascorre pochissime ore al giorno nella propria abitazione, magari solo per dormire, potrebbe addirittura sostenere delle spese inutili che costringono a spendere buona parte del proprio stipendio per pagare bollette, affitti, quote condominiali e mutui.

Alla luce di queste riflessioni, scegliere di vivere da fulltimer potrebbe rivelarsi la soluzione migliore per chi vuole risparmiare, e non solo perché il prezzo per l’acquisto di un camper è notoriamente inferiore rispetto a quello di un immobile, ma anche  per la possibilità di poter utilizzare la propria “dimora” come mezzo di trasporto per spostarsi in città.

Ovviamente, si dovranno fare i conti con i costi delle aree di sosta a pagamento e le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria del veicolo, ma si tratta comunque di cifre inferiori rispetto a quelle richieste da una casa di proprietà.

 

Vediamo ora gli svantaggi di questa scelta

A fronte di tutte queste considerazioni sembra evidente come vivere in un camper offra numerosi vantaggi, ma ci sono anche dei contro che bisogna prendere in considerazione prima di prendere una qualsiasi decisione. Sebbene l’acquisto, la gestione e la manutenzione di un camper comportino degli oneri economici notoriamente inferiori rispetto a quelli di una casa, c’è anche da dire che nel medio-lungo periodo gli immobili non sono soggetti a svalutazioni.

A meno che non si opti per uno dei tanti camper americani super accessoriati o per un camper mansardato di ultima generazione dotato di tutti gli optional possibili e immaginabili, magari con tanto di doccia solare da giardino e patio esterno, bisognerà fare i conti con la perenne mancanza di spazio, che per chi è abituato a vivere in una casa di grandi dimensioni potrebbe, alla lunga, risultare disagevole.

La prima cosa da fare, quindi, è ottimizzare il più possibile i pochi metri quadrati a disposizione: niente soprammobili né inutili orpelli, ma solo lo stretto indispensabile per vivere.

Se siete degli escursionisti o degli sportivi incalliti, non dimenticate di riservare un armadio o un mobile alla vostra attrezzatura e alle scarpe Salomon, e se lo spazio è tiranno potete sempre valutare l’ipotesi di affittare un piccolo box o un deposito nelle vicinanze, dove custodire e riporre tutto ciò che non è indispensabile per la vostra sopravvivenza ma di cui comunque non potete fare a meno.

Infine, un altro problema da non sottovalutare riguarda la scelta del posto dove sostare. A tal proposito, il nostro consiglio è quello di optare per un’area ben attrezzata dove sia presente anche un impianto per lo scarico e il carico delle acque, e se il vostro camper non è dotato di lavatrice, sarebbe opportuno che nelle vicinanze ci sia anche una lavanderia a gettoni.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Nonostante sia uno dei luoghi più aridi del mondo, il deserto di Atacama è una meta ambita per tutti gli amanti dell’escursionismo che vogliono vivere un’esperienza di viaggio diversa e indimenticabile. Ecco alcune informazioni utili e le cose più belle da vedere in questo splendido deserto.

 

Atacama è tra i deserti più insoliti e particolari del Cile, ma non quelli di dune sabbiose a cui siamo abituati, perché costituito da creste rocciose, vulcani, geyser e grotte che fanno da cornice a città stupende situate nella regione di Antofagasta. Si tratta, quindi, di una zona che ha molto da offrire sia a chi vuole concedersi una vacanza diversa dal solito sia agli escursionisti incalliti che amano l’avventura.

Se vi abbiamo fatto venire voglia di andarci, qui di seguito vi indicheremo le migliori attrazioni turistiche da scoprire durante il vostro viaggio in questo splendido deserto del Cile.

 

Il deserto freddo di Atacama e le sue valli

Oltre a essere uno dei luoghi più aridi della Terra, il Deserto di Atacama viene considerato un deserto freddo a causa dell’influsso climatico antartico. Sicuramente, è tra le zone più suggestive del Cile grazie soprattutto alla celebre Valle della Luna, costituita da dune, caverne, picchi aguzzi e crateri che creano uno scenario molto simile a quello lunare, da cui deriva appunto il suo nome.

Per esplorare la zona a piedi occorrerà, quindi, equipaggiarsi con scarpe Salomon da escursionismo e bastoni da trekking in modo da godere delle bellezze del territorio all’insegna del comfort e della sicurezza. Oltre a visitare le suggestive grotte rocciose e i pittoreschi canyon che caratterizzano la zona, è sicuramente il posto migliore per apprezzare il celebre tramonto cileno nella catena montuosa del sale, che trova nelle Valli di Marte e della Luna una cornice perfetta.

Durante l’escursione si potranno anche ammirare diverse formazioni rocciose simili a dune di sabbia e numerose conformazioni saline, le cui cime al tramonto si tingono di arancio e viola per dare spazio pian piano al blu intenso della notte e alla suggestiva Cruz del Sur (la Croce del Sud), una costellazione visibile solo da questo emisfero.

Il sapore del Cile in un distillato

Se capitate da queste parti sentirete spesso pronunciare la parola pisco, utilizzata in genere per indicare diverse cose: una famosa città portuale peruviana, un’anfora di terracotta impiegata per la fermentazione del vino e, in lingua quechua, un uccello. In Perù e in Cile questo termine viene, invece, utilizzato per indicare il brandy di colore ambrato prodotto nelle regioni vinicole di quelle zone.

Prodotto distillando il succo d’uva fermentato in uno spirito ad alta gradazione, è stato sviluppato dai coloni spagnoli del XVI secolo come alternativa all’Orujo, un brandy di vinacce importato dalla Spagna.

Secondo il disciplinare, l’autentico Pisco cileno deve essere prodotto nelle due regioni D.O. (Denominazione di Origine) di Atacama e Coquimbo, istituite nel 1931. Le sue varietà sono otto, ma la più diffusa è la Quebranta, prodotta con doppia distillazione in rame dell’uva autoctona peruviana ottenuta dall’incrocio di altre uve importate.

Durante l’adeguamento di alcuni dei vigneti dedicati alla produzione del distillato, venne utilizzata anche una variante del nostro Moscato bianco, sapientemente miscelato con uve Torontel e Pedro Jiménez.

 

San Francisco de Chiu Chiu

Una delle città più belle della regione di Antofagasta è sicuramente San Francisco de Chiu Chiu, una cittadina cilena situata a 30 km a est della città di Calama e a 2.525 metri sul livello del mare. Ciò che la rende davvero unica nel suo genere è il fatto che si trovi proprio al centro di una rigogliosa oasi che, in epoca preispanica, faceva parte del Cammino Inca.

Inizialmente fu conquistata ed evangelizzata dagli spagnoli, per poi diventare teatro di numerosi combattimenti tra l’esercito cileno e la guerriglia boliviana durante la Guerra del Pacifico alla fine del XIX secolo. Oggi la città ospita uno dei monumenti nazionali più celebri e conosciuti al mondo, l’imponente Chiesa di San Francisco costruita nel 1540 con decorazioni interamente realizzate in legno di cactus.

Se capitate da quelle parti nella prima settimana di ottobre potrete anche partecipare alla festa patronale che si svolge ogni anno in Plaza de chiu chiu, così da assaporare i prodotti gastronomici della zona (come bietole, mais e carote) e la famosa pataca, uno stufato tipico della regione a base di mais, patate, verdure e carne di lama.

 

San Pedro de Atacama

Per visitare il deserto di Atacama si può fare base a San Pedro de Atacama, una città della provincia di El Loa a circa 106 km a sud-est di Calama e della miniera di rame di Chuquicamata, che offre uno scorcio molto suggestivo del vulcano Licancabur. Prima, però, di intraprendere la vostra escursione, vi consigliamo di fare una capatina al Museo Archeologico R. P. Gustavo Le Paige, dove sarà possibile ammirare una vasta collezione di cimeli e manufatti tipici della regione. 

La città si sviluppa attorno a un’oasi nella Puna de Atacama ed è famosa per la lavorazione artigianale di vimini e ceramiche, che potrete acquistare nei numerosi negozi di souvenir del centro storico, insieme ai prodotti enogastronomici tipici di Atacama.

Inoltre, ci sono diverse attività escursionistiche che si possono intraprendere appena fuori dalle mura della città, dalle arrampicate sulle creste rocciose all’astronomia amatoriale, fino ai tour esplorativi e all’emozionante sandboarding nel deserto.

Il museo archeologico di San Miguel de Azapa

Un’altra città che merita assolutamente una visita è San Miguel de Azapa, un piccolo villaggio della provincia di Arica ubicato al centro dell’incantevole Valle di Azapa. Per chiunque si rechi a El Norte Grande sarà d’obbligo una visita al famoso Museo Archeologico e Antropologico di San Miguel de Azapa che, tra i suoi tanti reperti storici provenienti dalle culture Chinchorro e Tijuana, vanta una delle mummie più antiche del mondo.

Di fronte all’edificio, sulla riva sud del fiume San José, sorge il Pucará de San Lorenzo, un sito archeologico situato su una collina nel comune di Arica, dove sarà possibile ammirare i geroglifici di Azapa risalenti alla cultura Tiwanaku, tra l’VIII a.C e l’anno 1000.

Inoltre, poco distante dal sito, c’è una roccaforte peruviana del XII secolo che è stato uno dei luoghi chiave della Guerra del Pacifico, per poi ospitare il Museo de las Armas che commemora proprio quelle battaglie.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

L’Italia offre un’infinità di meravigliosi sentieri dove fare trekking e tra gli itinerari più belli spicca sicuramente il percorso del Carso triestino, una suggestiva passeggiata panoramica che costeggia la celebre Riserva Naturale delle Falesie, collegando Sistiana a Duino.

 

Sebbene il nostro Paese sia noto in tutto il mondo per le meravigliose spiagge che aprono il panorama ad acque cristalline e sabbia finissima, in realtà offre anche tantissime possibilità per gli amanti dell’escursionismo. Se siete stufi di trascorrere le vacanze estive spaparanzati al sole a poltrire, potreste provare a mettere insieme il desiderio di scoprire le bellezze culturali e paesaggistiche del territorio con i benefici di una sana camminata, optando per uno dei tanti itinerari escursionistici proposti dalla nostra meravigliosa penisola.

Tra questi merita menzione lo splendido Sentiero Rilke, intitolato al celebre poeta Rainer Maria Rilke che tra i suggestivi paesaggi del Carso triestino trovò l’ispirazione per la sua raccolta lirica “Elegie Duinesi”. Intraprendendo questa incantevole passeggiata panoramica che collega Sistiana a Duino, si potranno ammirare le meravigliose dimore storiche della zona che trovano nella flora illirica della macchia mediterranea una cornice perfetta.

Ricordiamo che la lunghezza del sentiero Rilke è di circa 2 km con un dislivello di 110 metri, per un totale di due ore e mezza circa di cammino. Siete pronti a intraprendere con noi questo entusiasmante viaggio alla scoperta dello spettacolare Golfo di Trieste? Allora, sandali da trekking ai piedi e partiamo!

Come arrivare al sentiero Rilke

In una spettacolare posizione vista mare, immerso nella natura incontaminata della Riserva Naturale delle Falesie di Duino si trova uno dei sentieri più suggestivi dell’Italia settentrionale. Affascinante scorcio fra cultura, storia e natura, la Passeggiata Rilke permette agli escursionisti di godere dell’intima essenza del mare triestino, che fece da musa ispiratrice ai versi immortali delle Elegie Duinesi del noto poeta praghese.

Il percorso può partire sia dalla baia di Sistiana, facilmente raggiungibile con il bus della linea 44 di Trieste (da utilizzare anche per il ritorno), sia dal castello di Duino, dimora storica dei principi della Torre e Tasso. L’itinerario è abbastanza breve e non troppo impegnativo, ma comunque immerso in un contesto unico e spettacolare che non mancherà di appagare il senso di avventura di ogni escursionista che si rispetti.

Non solo, dal momento che la mappa del percorso fa parte dell’Alpe Adria Trail, un itinerario escursionistico suddiviso in 45 tappe per un totale di 750 km tra Austria, Italia e Slovenia, i trekker più temerari potranno intraprendere un emozionante viaggio di cinque giorni alla scoperta di tre affascinanti culture.

 

Tappe e punti di interesse

Il sentiero Rilke è un percorso roccioso a picco sul mare che vanta numerose attrazioni di interesse culturale, architettonico e naturalistico. Partendo da Sistiana, presso l’Ufficio Turistico, si costeggia per un breve tratto una cava di pietra abbandonata e si attraversa un piccolo campo di rocce calcaree contornato da splendidi boschi di pini neri che si innalzano imponenti fin quasi a toccare l’azzurro del cielo.

Percorso il campo si arriva a un suggestivo bunker della II Guerra Mondiale che offre uno scorcio davvero incantevole del Golfo di Trieste. Dopo aver effettuato i dovuti scatti dello splendido panorama, si scende lungo un fitto corridoio di rocce che si apre su un terrazzamento naturale di falesie con pareti a picco sul mare che raggiungono gli 80 metri di altezza.

Da qui la vista si fa ancor più spettacolare grazie alle imponenti vette dell’altopiano carsico che si stagliano in lontananza, e se il cielo è terso si riesce anche a scorgere il Monte Hermada, che è il rilievo più alto della catena montuosa.

Costeggiando il bordo delle falesie, tra boschi e rocce calcaree si arriva a un terzo punto panoramico posizionato sui resti di un altro bunker, e da qui si potrà procede verso il sentiero che porta alla città di Duino, facilmente raggiungibile anche in auto percorrendo la strada statale 14.

 

Il Castello di Duino

Dopo un susseguirsi di suggestive scogliere contornate dal blu intenso del mare e dal verde brillante della fitta vegetazione, in appena 45 minuti di cammino si arriva alla città Duino, alle cui porte sarà già possibile scorgere i meravigliosi torrioni del suo antico castello.

Mentre lo sguardo spazia sul Golfo di Trieste e sulle sue celebri falesie, si percorre un sentiero a picco sul mare che conduce alle rovine di una vecchia torre d’osservazione, da cui sarà possibile ammirare un panorama mozzafiato della baia, con la spiaggia di Duino a fare da sfondo.

Da lì si ha accesso al castello passando per il suo immenso giardino costellato da statue in pietra e fontane in stile romantico che anticipano l’ingresso all’edificio. All’interno si potranno ammirare numerose opere d’arte ed eleganti cimeli storici, alcuni dei quali appartenuti a Elisabetta d’Austria e all’arciduca Massimiliano d’Asburgo.

Proseguendo verso il lato est dell’edificio si potrà attraversare un ampio cortile in pietra e percorrere la famosa scala Palladio, che conduce alla vetta di una delle torri per ammirare un altro punto molto panoramico. Il tour si conclude con un bunker sotterraneo, costruito nel 1943 dalla Kriegsmarine tedesca, dove sono conservati alcuni reperti bellici di grande interesse storico-culturale.

Cosa visitare nelle vicinanze

A pochi chilometri di distanza da Duino si trova la chiesa di S.Giovanni in Tuba, edificata nel 500 a.C. sui resti di un antico tempio romano. Da lì si possono raggiungere le affascinanti Bocche del Timavo, situate alle pendici del monte Nevoso e circondate da imponenti boschi di cipressi e platani dove l’omonimo fiume “riaffiora” dopo aver percorso 40 km sotto terra.

Per chi vuole assaporare questi luoghi in modo più avventuroso, alcune aziende agricole della zona organizzano delle escursioni a cavallo che attraversano i sentieri carsici, con la possibilità di fare una breve sosta nel caratteristico rifugio Rilke a Sistiana per degustare le eccellenze enogastronomiche del territorio.

A conclusione del tour panoramico, gli escursionisti potranno visitare l’incantevole città portuale di Trieste, che offre una degna conclusione a una giornata fantastica trascorsa lungo l’altopiano del Carso.

Passeggiando tra i sentieri di Trieste, poco distante da Piazza Unità d’Italia situata ai piedi del colle di San Giusto tra il Borgo Teresiano e Borgo Giuseppino, sorge il meraviglioso Castello di Miramare, un nome quanto mai appropriato visto che si trova su una scogliera rocciosa a strapiombo sul mare. Costruito tra il 1856 e il 1860, è circondato da un ampio parco di circa 22 ettari sovrastato dal promontorio di Grignano che permette di godere di uno splendido panorama sul Golfo di Trieste.

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Tra isole, borghi pittoreschi e incantevoli ville, il Lago Maggiore offre scorci di uno splendore inconfondibile che sapranno conquistare il cuore di tutti gli escursionisti.

 

Al confine tra Piemonte e Lombardia sorge lo splendido lago prealpino di origine fluvioglaciale le cui sponde sono condivise tra Canton Ticino e le province italiane di Novara e Varese. Ideale per escursioni e gite fuori porta, si trova a un’altitudine di 193 metri sopra il livello del mare e ha una superficie di 212 km², mentre la profondità media dei suoi fondali è di circa 200 metri, arrivando al punto massimo di 372 metri in prossimità di Ghiffa.

Nonostante la presenza di alcune dighe artificiali (come quella della Miorina e del Panperduto, che regolano il livello del Lago Maggiore), le sue rive custodiscono numerosi capolavori culturali e paesaggistici che si intrecciano tra arte e natura.

 

Due sponde tutte da scoprire

Se vi state chiedendo dove si trova il Lago Maggiore, sappiate che si tratta dell’unico bacino italiano ad avere un’anima tanto piemontese quanto lombarda, visto che si trova proprio al confine tra le due regioni. Sul versante lombardo si affacciano le città di Angera, Santa Caterina del Sasso, Sesto Calende, Laveno, Maccagno e Luino, ognuna caratterizzata da tesori naturalistici e architettonici tipici dei borghi lacustri.

Tra i numerosi luoghi di culto della zona segnaliamo la Rocca di Angera, uno dei pochi edifici medievali integralmente conservati, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, un antico monastero a strapiombo sulla sponda orientale del lago che si integra superbamente in uno dei quadri naturali più suggestivi al mondo, e la seicentesca Villa Mirabello, circondata da splendidi giardini che offrono numerose possibilità di svago a contatto con la natura.

Inoltre, sulla costa piemontese del lago ci sono tre splendide spiagge “Bandiera Blu” che si trovano, per la precisione, sul lungolago di Arona, a Cannero e Cannobio, dove la bellezza indiscussa del territorio si unisce all’ospitalità e alla cortesia della popolazione locale.

Le isole

L’estate e la primavera sono i periodi dell’anno ideali per concedersi una bella gita in barca sul Verbano e visitare le sue incantevoli isole. Non avrete nemmeno bisogno di una cartina del Lago Maggiore, perché sono tutte ben collegate tra loro e facilmente raggiungibili dai vari moli dislocati lungo le sponde del bacino.

Come si evince dal nome, la più affascinante è sicuramente l’Isola Bella, dove sarà possibile ammirare il Palazzo Borromeo e i suoi affascinanti giardini terrazzati ricchi di fiori variopinti e imponenti piante esotiche. In corrispondenza della sponda occidentale del lago sorge il celebre arcipelago delle Isole Borromee, che si compone di tre isole e uno scoglio conosciuto come “la Malghera”. L’unica ad accogliere un borgo abitato è l’Isola dei Pescatori, famosa per il suo caratteristico mercatino che permette di acquistare splendidi manufatti di artigianato locale.

A chi va in vacanza sul Lago Maggiore consigliamo di visitare anche l’Isola Madre, la più grande dell’arcipelago e da molti considerata un piccolo paradiso tropicale a ridosso delle Alpi grazie ai suoi meravigliosi giardini che danno rifugio a numerosi uccelli e alberi tropicali.

 

Cosa vedere a Varese

Tra le più belle città sul Lago Maggiore, Varese è una delle poche province italiane a vantare il maggior numero di luoghi dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, tra cui il Sacro Monte di Varese, l’Isolino Virginia, Castelseprio e Monte San Giorgio.

Adagiata su sette colli, è soprannominata la “città giardino” sia per i numerosi spazi verdi che circondano l’incantevole centro storico sia per i meravigliosi parchi di pertinenza delle ville ottocentesche, facilmente raggiungibili con una breve passeggiata. Subito fuori dalle mura della città è possibile prendere un sentiero di montagna che conduce al Passo della Forcora e arriva fino alla grande vetta del Monte Cadrigna, che si affaccia proprio sul Lago Maggiore.

Ai trekker meno esperti consigliamo, invece, il Sentiero del Sole che parte da uno spiazzo posto al centro di Agra, un piccolo paese a nord della provincia di Varese, e conduce a due splendidi punti panoramici sul Verbano e sulla Val Veddasca. Si tratta di un passeggiata breve e poco impegnativa che attraversa rigogliosi boschi di betulle e prosegue, volendo, con il giro della Luna (altro itinerario ben noto del varesotto).

Prima di partire, quindi, non dimenticate la vostra attrezzatura da escursionismo e i sandali da trekking per scoprire le meraviglie della zona all’insegna del comfort e della sicurezza.

Cosa vedere a Verbania

Un’altra città che merita una capatina è certamente Verbania, che rientra a tutti gli effetti tra le località più belle e “vivaci” del Piemonte. Già nota per aver ospitato Flaubert, Dickens e Stendhal, che ne hanno decantato le bellezze in molte delle loro opere, ospita ville incantevoli con giardini a strapiombo sul lago e da cui sarà possibile ammirare l’isola di San Giovanni e il promontorio della Castagnola.

Se capitate in quella zona non perdetevi il palazzo Dugnani, che accoglie il Museo storico e artistico del Verbano, e la chiesa della Madonna di Campagna, al cui interno potrete ammirare le opere di Camillo Procaccini, Carlo Urbino e Bernardino Lanino.

 

Cosa vedere a Stresa

Altra località turistica da visitare sul versante occidentale del Lago Maggiore è Stresa, un suggestivo borgo lacustre di appena cinquemila anime, che fa da sfondo a un contesto paesaggistico senza eguali.

Circondata dalle maestose Alpi innevate, attrae numerosi turisti che amano passeggiare in mezzo alla natura ed è particolarmente apprezzata per la sua florida offerta culturale, visto che ogni anno ospita importanti concorsi letterari e diversi eventi di interesse storico, artistico e culturale che trovano in questo incantevole contesto una cornice perfetta.

Cosa vedere ad Arona

Sapevate che una delle perle del Verbano è la città di Arona? Se capitate da quelle parti in occasione della celebre Fiera del Lago Maggiore, vi consigliamo di cogliere l’occasione per visitare il Museo Archeologico in Piazza San Graziano e la Chiesa di Santa Marta in stile barocco.

Ovviamente non potrà mancare una promenade romantica sul lungolago che, oltre a restituire tutto l’incanto dei paesaggi mozzafiato del Verbano, è costellato da numerosi locali e ristoranti dove sarà possibile degustare le specialità gastronomiche della zona.

Da qui, inoltre, ci si potrà imbarcare su un traghetto per visitare le splendide Isole Borromee e la vicina Rocca di Angera, dove potrete rilassarvi sorseggiando l’amaro alle erbe alpine tipico di questa zona, con l’isolotto Partegora a fare da sfondo.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Nemmeno Manzoni restò indifferente dinanzi alla spettacolarità dei paesaggi offerti da “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno”, e lungo il quale sorge un percorso escursionistico di circa 40 km che vale la pena percorrere per godere di uno dei più spettacolari tesori naturalistici della nostra penisola.

 

Con l’avvento della digi-cultura mainstream e dei social network, il nostro desiderio innato di esplorare e scoprire il mondo si è affievolito ogni giorno di più. Per conoscere se stessi e ottenere le risposte che di certo non si trovano nelle trafficate highways, dovremmo seguire il consiglio del grande filosofo greco Pitagora “abbandona le grandi strade, prendi i sentieri.” In effetti, scendere dall’auto e mettersi in cammino è il solo modo che abbiamo per riscoprire quel legame profondo che l’uomo ha instaurato con la natura fin dalla notte dei tempi.

Ed è proprio questo il senso ultimo del Sentiero del Viandante, un itinerario escursionistico lungo 40 km che si snoda tra le splendide montagne del Lago di Como e i suoi caratteristici boschi di castagno, attraversando l’antico sistema di mulattiere utilizzato da pellegrini e mercanti per raggiungere la Valtellina.

Il percorso collega Abbadia Lariana (LC) a Colico (SO) e si sviluppa sulla sponda orientale del lago, componendo scorci panoramici di rara bellezza dove storia e cultura si fondono all’unisono per regalare emozioni uniche.

Prima di partire…

Come anticipato, il Sentiero del Viandante è uno dei percorsi escursionistici più popolari della Lombardia, particolarmente apprezzato da alpinisti e trekker che vogliono fare delle splendide passeggiate sul Lago di Como per vivere un’esperienza indimenticabile a stretto contatto con la natura incontaminata. Pur essendo un itinerario incredibilmente suggestivo e alla portata di tutti, prima di mettersi in cammino è importante adottare alcuni piccoli accorgimenti volti a rendere l’escursione piacevole e priva di rischi.

Il primo consiglio è quello di portare con sé solo lo stretto necessario per non caricare la schiena con pesi eccessivi. Sempre valida anche la raccomandazione di “vestirsi a cipolla” per adeguare l’abbigliamento alle condizioni climatiche del momento.

Restando sempre in tema di outfit, un paio di sandali da trekking e una giacca impermeabile saranno d’obbligo, mentre nello zaino non dovranno mancare una mappa dei sentieri della Lombardia, una bussola, un coltellino multiuso e delle salviettine igienizzanti.

Infine, se volete aggiungere un sottofondo musicale alla vostra passeggiata nella natura, vi consigliamo di portare con voi i migliori auricolari bluetooth, così da gestire al meglio anche le telefonate, con il valore aggiunto di avere le mani sempre libere. Bene, ora che avete tutto il necessario per intraprendere questo emozionante trekking sul Lago di Como, non vi resta che proseguire nella lettura per scoprire un bel po’ di cose interessanti.

 

La storia

Il Sentiero del Viandante fu costruito nel 1832 dagli austriaci come strada militare di collegamento tra Lecco e la Valtellina, per poi scivolare nel dimenticatoio verso la seconda metà dell’Ottocento dopo la costruzione della strada carrozzabile lungo la costa.

Lo scopo, ovviamente, non era quello di fare passeggiate e trekking a Lecco, ma piuttosto di agevolare il commercio locale, permettendo a pellegrini e mercanti di raggiungere la Valtellina senza dover attraversare il lago.

Oggi l’itinerario, ribattezzato con il nome di Sentiero del Viandante, ripercorre gran parte delle antiche mulattiere che collegavano i borghi rivieraschi di Mandello, Bellano, Dervio, Lierna e Varenna, ed è stato il primo cammino escursionistico dell’Italia ad aver ottenuto la certificazione del Touring Club Italiano.

Gli itinerari

Il Sentiero del Viandante percorre la sponda orientale del lago di Como e collega il Lario alla Valtellina. Il percorso è lungo all’incirca 45 km ed è suddiviso principalmente in quattro tappe:

I Tappa Da Abbadia Lariana a Lierna
II Tappa Da Lierna a Varenna
III Tappa Da Varenna a Dervio
IV Tappa Da Dervio al Santuario di Valpozzo (Piantedo)

Durante il tragitto sarà possibile fare delle brevi soste per visitare il Castello di Vezio e Villa Monastero con il suo spettacolare giardino botanico, mentre sul lungolago troverete numerosi borghi di pescatori dove il tempo sembra essersi fermato.

Poco prima di raggiungere le mulattiere che portano a Varenna e Bellano, si potrà fare una tappa intermedia alle cascine dei Ronchi e poi proseguire su un caratteristico ponte in pietra che attraversa la Valle dei Mulini e i suoi suggestivi castagneti.

Tra le cose da vedere a Bellano ricordiamo l’Orrido di Bellano, una gola naturale scavata dal torrente Pioverna più di dieci milioni di anni fa, la torretta Ca del Diavol e la chiesa di Santa Marta, che custodisce nove statue della Deposizione realizzate dallo scultore Angelo del Maino.

Il periodo dell’anno più indicato

Premesso che il Sentiero del Viandante è il posto più indicato per fare delle escursioni sul Lago di Como di indescrivibile bellezza, resta da capire quale sia il periodo dell’anno più adatto per intraprendere questo splendido cammino. Complici la bassa quota e la piacevole brezza lacustre, le stagioni migliori sono sicuramente la primavera e l’autunno, quando la natura si tinge di nuovi colori e il clima diventa più mite.

Tuttavia, dal momento che in rete si possono trovare numerose mappe del Sentiero del Viandante – alcune facilmente scaricabili sul proprio smartphone anche in formato pdf – e considerato che il percorso è sempre ben segnalato, sarà comunque possibile percorrere l’itinerario in tutte le stagioni.

Chi sceglie il periodo invernale, oltre a prestare particolare attenzioni alle previsioni metereologiche per non incappare in qualche brutto temporale che potrebbe rovinare tutto il divertimento, potrà sicuramente godere dell’aria limpida e della bellezza dei monti del Lario completamente innevati, mentre d’estate sarebbe opportuno mettersi in cammino nelle ore più fresche della giornata (al mattino presto o nel tardo pomeriggio) per non dover sudare le fatidiche sette camicie.

Ci sono, inoltre, dei giorni specifici dell’anno in cui vale la pena fare una capatina a Lecco e dintorni, come per esempio l’ultima domenica di giugno, dedicata alla celebre Festa del Lago e della Montagna, oppure i fine settimana di settembre in vista dell’annuale evento organizzato dalla Proloco del Lario “Sulle orme del Viandante”, con tanto di gite guidate lungo il sentiero.

Infine, agli sportivi consigliamo di non perdere il Trail del Viandante Sky Race, una corsa podistica organizzata ogni anno dall’International Skyrunning Federation (ISF) che parte da Abbadia Lariana e attraversa tutto il sentiero prima di portare al traguardo finale a Piantedo.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Da Mantova a Como, passando per il Parco Nazionale dello Stelvio fino ai laghi del Varesotto, la Lombardia è una regione che offre una serie infinita di alternative per chi vuole fare trekking e godere della bellezza del territorio.

 

Con l’arrivo dell’estate molte persone vengono colte dalla voglia irrefrenabile di organizzare delle avventurose escursioni in montagna alla scoperta della natura incontaminata e magari di qualche piccolo borgo storico che custodisca le tradizioni della nostra penisola.

Armati di tutto punto con lo zaino, i bastoncini da nordic walking e le migliori scarpe da trekking, non resta che scegliere il percorso più bello da intraprendere. In Italia c’è davvero l’imbarazzo della scelta, ma se state cercando una regione estremamente poliedrica dal punto di vista naturalistico, la Lombardia è sicuramente la più indicata. In questo articolo vi proponiamo sei itinerari a contatto con la natura che vi permetteranno di vivere un’esperienza indimenticabile.

 

1. Dal Passo del Vivione ai laghi del Venerocolo

Tra le provincie di Brescia e Bergamo, a circa 1.828 metri di altitudine, c’è una splendida conca naturale a cavallo tra il Monte Venerocolo e il Monte Tre Confini che ospita dei graziosi specchi d’acqua di varie dimensioni, conosciuti con il nome di laghi del Venerocolo.

Se volete intraprendere delle avventurose gite in Lombardia, potete percorrere il sentiero che parte da località Paghera (facilmente raggiungibile in auto da Schilpario) e prosegue lungo tutta la valle del Venerocolino.

Arrivati ai “canali del Rame” – così chiamati per le numerose miniere da cui si estraeva la calcopirite – si può imboccare una strada sterrata in leggera salita che permette di raggiungere in 45 minuti di cammino il pianoro dove sono situati questi splendidi laghetti alpini, tra cui il lago Bianco, con una superficie di circa 30.000 m², e il Lago Piccolo, di cui si può fare il periplo.

2. I sentieri nel Parco Nazionale della Val Grande

Nei confini della provincia del Verbano-Cusio-Ossola è situato uno scrigno di natura, tradizioni e leggende che prende il nome di Parco Nazionale della Val Grande. I suoi numerosi sentieri si snodano lungo le terre piemontesi, fiancheggiando la cima rocciosa della Laurasca che propone splendidi scenari naturali dove il cielo e le montagne si fondono insieme per regalare atmosfere magiche e ricche di fascino.

Il cammino prosegue lungo una stradina sterrata in salita (di una decina di chilometri circa), che porta alla testata della valle, costeggiando dei rifugi molto caratteristici dove sarà possibile ristorarsi con un bel piatto di polenta e un buon brasato. Subito dopo si può prendere un sentiero lastricato per raggiungere l’Alpe Balma (1544 m) e l’alpe Boschelli (1420 m), dove potrete ammirare delle splendide baite immerse in una foltissima vegetazione.

 

3. Wine trekking in Franciacorta

Se dopo aver visitato la Val di Fumo in Trentino, volete intraprendere un emozionante viaggio alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche della Lombardia, potreste optare per la splendida Franciacorta, una zona collinare situata tra Brescia e il Lago d’Iseo che vanta la più alta produzione di vino con metodo champenoise. Tra le località più incantevoli della valle merita sicuramente una capatina la città di Ome, caratterizzata da vasti terrazzamenti di vigneti a ridosso delle colline che preludono alle prealpi. Qui, come anche nelle vicine San Martino, Cellatica, Cologne e Cortefranca, potrete degustare il Satèn Martignac, dal perlage morbido e persistente, e il Rosè Le Rive.

Il wine trekking ovviamente esigerà una sosta obbligata presso le cantine della zona per scoprire tutti i segreti legati alla meticolosa lavorazione dei vini Franciacorta. Se, poi, avete intenzione di prolungare la vostra escursione di un paio di giorni, vi consigliamo di fare una tappa sull’alta via dell’Adamello, uno splendido percorso di trekking che costeggia il Lago della Vacca e permette di raggiungere il suggestivo Passo del Blumone.

4. Escursioni in Val Codera

Ogni trekker che si rispetti non può prescindere da un’escursione estiva in Val Codera, la meta preferita di tutti gli appassionati di montagna e natura. Tra i lago di Mezzola e le Alpi che separano l’Italia e la Svizzera ci sono tanti sentieri che attraversano la valle e lungo i quali sarà possibile visitare il castello della frazione di Mezzolpiano prima di imboccare la bellissima mulattiera per Cordera.

Visto, però, che in alcuni tratti il percorso diventa abbastanza sconnesso, sarebbe meglio evitare i sandali da trekking, che non potranno proteggere adeguatamente il piede dagli urti accidentali e dalle rocce appuntite che caratterizzano il tragitto. Superata la mulattiera, la strada sale verso Novate e si apre su uno splendido ponte in pietra sopra il torrente Codera per intercettare il percorso che porta al borgo San Giorgio.

Dopo aver visitato la zona, vi consigliamo di intraprendere il sentiero del Tracciolino, una suggestiva stradina di montagna scavata nella roccia che attraversa la Val dei Ratti e l’imponente diga di Moledana, prima di raggiungere il borgo di Verceia situato sulle sponde dell’incantevole Lago di Mezzola.

 

5. La Valtellina

Dagli affascinanti borghi arroccati agli scenari incontaminati delle Riserve Naturali, senza dimenticare le suggestive cime innevate delle Alpi, la Valtellina offre infinite possibilità a tutti gli amanti dell’escursionismo.

Tra i numerosi sentieri di alta montagna battuti dai trekker segnaliamo l’Alta Via della Valmalenco, che costeggia l’intera catena montuosa per una lunghezza complessiva di 110 km, e la Gran Via delle Orobie, di 140 km circa, che collega Delebio ad Aprica attraversando il Parco Nazionale delle Orobie Valtellinesi.

Agli escursionisti alle prime armi consigliamo invece la Via dei Terrazzamenti, lunga solo settanta chilometri e, quindi, meno faticosa delle precedenti, senza nulla togliere alla bellezza e alla spettacolarità degli scenari offerti. Il sentiero collega Morbegno a Tirano e attraversa gran parte della Valtellina, risultando ideale per delle piacevoli passeggiate lungo i terrazzamenti vitati che si perdono a vista d’occhio.

Il percorso prevede anche degli stop intermedi per ammirare, non solo l’incantevole paesaggio valtellinese, ma anche i numerosi edifici di interesse storico-artistico con archi ciechi e lesene che si stagliano sulle imponenti facciate.

6. Monte Resegone

Se capitate tra le provincie di Lecco e Bergamo, vi suggeriamo di fare un’escursione sul monte Resegone, la cui cima al tramonto si colora di rosa. Il trekking sarà più lungo e impegnativo rispetto ai precedenti, ma una volta arrivati in cima verrete ripagati dall’unicità di questo incantevole posto e dalla piacevole ospitalità del rifugio Azzoni.

Per raggiungere Punta Cermenati si può partire dai Piani D’erna e percorrere la strada asfaltata che da Versasio conduce a borgo di Costa, dove potrete ammirare la Cappelletta della Madonna del Resegone e sostare al Rifugio Stoppani.

Una volta superata la Val Comera, in quindici minuti di cammino si arriva al Passo della Sibretta, per poi proseguire su una mulattiera che permette di raggiungere in sicurezza il Canalone di Val Negra e il rifugio Azzoni poco sotto la cima.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Pantaloni da trekking – Guida agli acquisti, Opinioni e Comparazioni

 

La scelta dei pantaloni da trekking deve seguire regole ben precise e rispecchiare le esigenze di chi vuole vivere a stretto contatto con la natura. In questa guida vi daremo tutte le informazioni necessarie per effettuare un acquisto accorto e ragionato. Nel frattempo, ecco una piccola anticipazione delle nostre preferenze: i 7VStohs per uomo sono adatti a qualsiasi attività outdoor e risultano particolarmente caldi grazie al rivestimento interno in pile; i BenBoy KZ1812 presentano una struttura molto solida e vengono proposti a un prezzo davvero vantaggioso.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori pantaloni da trekking – Classifica 2021

 

Dal momento che i pantaloni da trekking rientrano nella categoria dell’abbigliamento tecnico, devono risultare confortevoli, traspiranti e soprattutto resistenti agli impatti e alle abrasioni. Il nostro consiglio, quindi, è quello di effettuare un’attenta comparazione dei modelli venduti online per individuare quello più adatto alle vostre esigenze, ma se non avete tempo di dedicarvi a lunghe ed estenuanti ricerche sul web, la nostra classifica qui di seguito mette a confronto i prezzi e le caratteristiche delle offerte più interessanti del momento per aiutarvi a scegliere il prodotto fatto su misura per voi.

 

 

Pantaloni da trekking per uomo

 

1. 7VStohs Pantaloni da Trekking Impermeabili per uomo

 

I nostri consigli d’acquisto si aprono con la recensione di quelli che, secondo i pareri degli utenti, sono i migliori pantaloni da trekking del 2021 per rapporto qualità/prezzo. Dal punto di vista qualitativo, non hanno nulla da invidiare ai modelli professionali venduti a un costo nettamente superiore, anche se leggendo i commenti degli acquirenti abbiamo riscontrato che non tutti sono rimasti soddisfatti della resa costruttiva delle cerniere, che si incastrano nel tessuto delle tasche e tendono a rompersi facilmente.

Fatta eccezione per questo piccolo neo, i pantaloni da trekking per uomo di 7VStohs hanno dimostrato di sopportare bene l’usura e gli utilizzi intensivi, proteggendo la parte inferiore del corpo dalle rigide temperature invernali grazie al morbido rivestimento interno in pile che impedisce la dispersione del calore corporeo.

Interessante anche l’impermeabilità offerta dal tessuto esterno, che non lascia passare l’acqua e assicura un buon livello di protezione anche in caso di vento e pioggia.

 

Pro

Qualità: L’elevata resistenza alle abrasioni e alle intemperie ha reso questi pantaloni da trekking estremamente apprezzati dagli utenti, anche in virtù di un prezzo che non spaventa.

Versatili: Oltre a vantare un’estetica accattivante, presentano una serie di accorgimenti tecnici e strutturali che li rendono adatti per ogni genere di attività outdoor.

Isolamento: La fodera interna in morbido pile assicura un ottimo isolamento termico anche in caso di neve e pioggia.

 

Contro

Cerniere: A differenza dei tessuti scelti per la realizzazione del modello, le zip delle tasche non sembrano di qualità eccelsa e potrebbero rompersi facilmente se non si presta la dovuta attenzione.

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Pantaloni da trekking per donna

 

2. BenBoy Pantaloni Trekking Invernali da Donna KZ1812

 

Questi pantaloni da trekking per donna rappresentano una buona soluzione per chi è alla ricerca di un prodotto di buona qualità ma senza spendere un occhio della testa, e non a caso rientrano tra i più venduti e apprezzati dalle utenti.

Molto accattivanti sotto il profilo estetico grazie al taglio aderente e alla combinazione di due diverse tonalità (grigio e nero), sono costituiti al 92% da poliestere e all’8% da spandex per restituire un’elevata resistenza agli strappi e all’usura. A colpirci in modo particolare è stata anche la semplicità di manutenzione, dato che sopportano egregiamente i lavaggi in lavatrice senza mai perdere di forma e consistenza.

Anche cerniere e cuciture non sono da meno, visto che si sono dimostrate molto solide e capaci di resistere anche le sollecitazioni più intense, mentre la dotazione di un buon numero di tasche permette di trasportare e custodire gli oggetti più piccoli, senza rubare spazio prezioso nello zaino.

 

Pro

Impermeabili: Progettati con l’intento di unire robustezza e protezione, questi pantaloni da trekking per donna presentano un rivestimento esterno impermeabile e antivento che li rende adatti a qualsiasi condizione climatica.

Lavaggio: La possibilità di poter lavare l’indumento direttamente in lavatrice, oltre a confermare la buona qualità di tessuti e finiture, può far comodo a quante vogliono rendere più pratiche le operazioni di pulizia.

Estetica: La particolare attenzione che l’azienda ha riservato al design permette di non rinunciare allo stile nemmeno quando si tratta di escursioni in montagna.

 

Contro

Aderente: Come spesso accade con i capi di abbigliamento particolarmente aderenti, anche questo modello va acquistato con una taglia in più rispetto a quella che si veste di solito.

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Pantaloni da trekking estivi

 

3. Fjällräven Pantaloni da trekking High Coast

 

Passiamo ora a un paio di pantaloni da trekking estivi che accontenta i gusti e le esigenze estetiche di una buona fetta di utenti per la buona vestibilità e la possibilità di poter scegliere il colore preferito tra i tre messi a disposizione dall’azienda.

Li consigliamo a chi cerca un modello capace di resistere a ogni situazione di stress e alle ingiurie del tempo, visto che la lavorazione in misto cotone e poliestere li rende molto confortevoli a contatto con la pelle anche nei periodi più caldi dell’anno.

Questo modello è dotato di tantissime tasche in cui inserire la propria attrezzatura e tenerla sempre a portata di mano, una caratteristica irrinunciabile per gli escursionisti che non sanno dove inserire i propri effetti personali, come chiavi, portafoglio e cellulare. Un altro punto forte dell’articolo è la presenza di inserti per le ginocchiere, che offrono una protezione in più per le articolazioni in caso di cadute e impatti con il suolo.

 

Pro

Casual: Leggeri e traspiranti, gli High Coast a marchio Fjällräven sono ideali per le escursioni estive in alta quota e vantano un design sportivo che ne permette un utilizzo confortevole anche in città.

Protezioni: Oltre a un buon numero di tasche dove custodire i propri effetti personali, il modello dispone anche di inserti per l’inserimento di imbottiture, che permettono di affrontare in sicurezza i trekking più estremi e impegnativi.

Vestibilità: La buona resa dei materiali e la corrispondenza delle taglie guardano in direzione di una vestibilità ottimale che rende più facile la scelta della misura giusta.

 

Contro

Costoso: Qualità e prezzi bassi non vanno sempre di pari passo, e questo modello ne è un esempio lampante.

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Pantaloni da trekking modulabili

 

4. Gonex Pantaloni da trekking elasticizzati

 

Avete mai sentito parlare di pantaloni da trekking modulabili? Sono da preferire in caso di lunghe escursioni in montagna o attività all’aria aperta in cui non è possibile prevedere il tempo che farà, poiché si possono trasformare all’occorrenza in pantaloncini corti per adattarli a qualsiasi cambiamento climatico. Tra i migliori disponibili sul mercato, abbiamo selezionato questo modello di Gonex, realizzato in tessuto elasticizzato che assicura movimenti flessibili e una buona resistenza all’usura.

Le cerniere nascoste all’altezza delle ginocchia permettono di rimuovere la parte inferiore dei pantaloni per convertirli in bermuda all’occorrenza, così da non doversi portare dietro un ingombrante ricambio da indossare nel caso in cui la temperatura esterna inizi ad aumentare.

Inoltre, il fatto che il tessuto si asciuga rapidamente, impedisce fastidiosi ristagni di sudore sulla pelle che potrebbero creare disagi o fastidiose irritazioni cutanee. Anche se il modello presenta una vestibilità molto aderente, la cosa non deve assolutamente destare preoccupazioni, poiché le taglie disponibili arrivano fino alla doppia XL e calzano alla perfezione anche in caso di corporatura robusta.

 

Pro

Modulabili: I pantaloni da trekking di Gonex fanno della versatilità il loro asso nella manica visto che, grazie alle pratiche cerniere nascoste, si trasformano all’occorrenza in pantaloncini corti.

Taglie: Dal momento che le misure disponibili (dalla S alla XXL) corrispondono esattamente a quelle standard, non si avranno problemi nella scelta della taglia giusta.

Design: La vita alta e il taglio aderente esaltano le forme femminili, con un design che guarda, non solo alla comodità, ma anche al perfezionamento estetico del proprio outfit da montagna.

 

Contro

Non adatti per l’inverno: La tipologia di tessuto scelto non prevede l’utilizzo di questi pantaloni nei periodi più freddi dell’anno.

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Pantaloni da trekking Montura

 

5. Montura Pantaloni da trekking Rocky Pants

 

Da molti considerata la migliore marca di abbigliamento tecnico e sportivo, Montura oggi ci propone dei pantaloni da trekking professionali dalle performance di alto livello. Interamente realizzati in nylon stretch di alta qualità, sono molto resistenti agli strappi e dispongono di toppe rinforzate che offrono sicurezza e protezione in ogni circostanza.

All’altezza della vita troviamo una fascia elasticizzata munita di un pratico cordoncino che permette di regolare a piacimento la larghezza del busto, quindi anche se il pantalone calza leggermente più largo non si avranno problemi.

Inoltre, il tessuto è stato sottoposto a uno speciale trattamento “Durable Water Repellent” (DWR) che lo ha reso idrorepellente in caso di pioggia, consentendo all’acqua di scorrere sulla superficie del capo senza penetrare o venire a contatto con la pelle.

Alle buone caratteristiche di impermeabilità e protezione dei pantaloni da trekking Montura, si unisce anche la notevole robustezza delle finiture, che permette di affrontare i percorsi più impegnativi e insidiosi senza timore che il tessuto si strappi.

 

Pro

Idrorepellente: I materiali scelti per la realizzazione del modello si adattano bene alle forme naturali del corpo, con una protezione contro l’acqua assicurata dallo speciale trattamento DWR a cui sono stati sottoposti.

Cuciture: La bontà delle finiture e l’attenzione riservata ai dettagli sono le caratteristiche più apprezzate dagli utenti, poiché permettono di affrontare diversi itinerari senza pericolo che i pantaloni si lacerino alla prima occasione.

Regolabili: La fascia elastica in vita è dotata di un pratico cordoncino che può essere regolato a piacimento per migliorare la vestibilità del capo.

 

Contro

Prezzo alto: Se non volete scendere a compromessi sul fronte della qualità e della resistenza, dovrete mettere in preventivo una spesa abbastanza alta.

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Pantaloni da trekking Salewa

 

6. Salewa Pantaloni da trekking Pedroc 3 Dst M Reg

 

A differenza del modello precedente, i pantaloni da trekking Salewa Pedroc 3 rientrano nella categoria slim fit, quindi con una vestibilità molto aderente che mettere in risalto il fisico, senza però rinunciare alla comodità e alla robustezza. Inoltre, questa caratteristica offre l’ulteriore vantaggio di poter indossare il capo sotto altri indumenti, senza aggiungere volume o spessore al proprio outfit invernale.

Il taglio sportivo dei pantaloni ne permette un uso comodo in ogni contesto, anche perché sono realizzati in materiale altamente traspirante che assicura il giusto livello di termoregolazione a seconda del tipo di attività svolta.

Visto il costo non proprio economico dell’articolo, sarebbe stata gradita una maggiore attenzione sul fronte della praticità, visto che la presenza di sole due tasche potrebbe rappresentare un limite non di poco conto per tutti gli trekker che hanno bisogno di molto spazio per riporre e custodire i propri effetti personali durante le proprie escursioni.

 

Pro

Stile: Ci è piaciuto molto l’accostamento di colori che, oltre a esaltare il design accattivante che caratterizza questi pantaloni aderenti, permette all’escursionista di distinguersi dalla massa e avere un look curato anche ad alta quota.

Cintura: Questo dettaglio si rivela di grande utilità se si deve affrontare un lungo cammino a piedi o si è soggetti a variazioni frequenti di peso.

Traspirante: Il nylon utilizzato offre un buon livello di traspirazione per coadiuvare la naturale termoregolazione corporea e l’evaporazione del sudore durante lo svolgimento delle proprie attività.

 

Contro

Tasche: Se pensate di portare con voi molti oggetti è meglio che vi procuriate uno zaino abbastanza ampio e capiente, perché le due tasche in dotazione al pantalone risultano molto piccole e risicate.

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Pantaloni da trekking per bambini

 

7. Cmp Pantaloni da trekking per bambina Mod. 3T51445

 

Quelli proposti da Cmp sono pantaloni da trekking per bambini molto quotati tra i genitori per le ottime caratteristiche di resistenza e durevolezza. Il tessuto elastico assicura un’ottima libertà di movimento, anche se secondo gli utenti alcune taglie non sono conformi a quelle standard e potrebbero, pertanto, creare qualche problema di vestibilità ai bambini di corporatura più esile.

A parte questo piccolo inconveniente, per il resto possiamo ritenerci più che soddisfatti delle prestazioni offerte dal modello, che grazie all’innovativa tecnologia Dry Function, favorisce l’immediata evaporazione del sudore e dell’umidità, mantenendo la pelle perfettamente asciutta.

Un’altra caratteristica che ci ha colpito di questo indumento è la protezione UPF 30, che garantisce un’efficace schermatura dai raggi solari ed evita dolorose scottature in caso di pelle chiara o sensibile. E, se state pensando che per avere tutto questo dovrete allentare i cordoni della vostra borsa, rimarrete piacevolmente sorpresi nello scoprire che in realtà il prodotto si trova in vendita a un prezzo davvero competitivo.

 

Pro

UPF: Grazie al fattore di protezione solare, il modello si propone di proteggere la pelle delicata dei bambini dalle scottature e dai danni causati dall’esposizione ai raggi UV.

Dry Function: Leggero e traspirante al tempo stesso, è progettato per assorbire efficacemente il sudore, minimizzando la proliferazioni di batteri e cattivi odori.

Rapporto qualità/prezzo: Nonostante la buona qualità complessiva e la presenza di numerosi accorgimenti volti ad assicurare un elevato comfort d’uso, questi pantaloni da trekking per bambini si possono acquistare a un prezzo molto vantaggioso che non costringe ad alleggerire troppo il portafoglio.

 

Contro

Taglie: Il capo veste piuttosto largo sui fianchi, per cui bisognerà prestare maggiore attenzione alla scelta della misura giusta per evitare problemi di sorta.

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Pantaloni da trekking rosa

 

8. BenBoy Pantaloni Trekking da Donna Softshell

 

Il nostro viaggio alla scoperta dei migliori pantaloni da trekking si conclude con un modello capace di combinare stile e funzionalità, a fronte di una spesa minima. I materiali utilizzati sono tutti di buona qualità e scelti per garantire un’elevata resistenza agli utilizzi intensivi, ma il vero punto di forza del prodotto è il tessuto impermeabile che respinge l’acqua e l’umidità, mantenendo il corpo al caldo anche quando la temperatura esterna scende drasticamente. 

Disponibile in quattro diverse colorazioni (tra cui quella rosa che abbiamo voluto mettere in evidenza), accontenta i gusti di tutte le escursioniste che non vogliono rinunciare allo stile e all’eleganza, grazie anche al taglio aderente che mette in risalto le curve femminili. 

Inoltre, è dotato di quattro tasche con zip per riporre tutti gli oggetti che si vogliono tenere a portata di mano durante le escursioni, e di una cintura integrata che permette di regolare la vestibilità del girovita a seconda delle esigenze. Nonostante si tratti di un modello molto attillato, le taglie corrispondono a quelle che si indossano abitualmente, quindi non avrete difficoltà a individuare quella giusta per il vostro fisico.

 

Pro

Qualità/prezzo: Realizzati in poliestere e spandex con interno foderato in pile, questi pantaloni da trekking rosa assicurano resistenza e protezione, entrambe mediate da un design accattivante che in molte hanno apprezzato.

Tasche: Offrono uno spazio sufficiente dove riporre i propri effetti personali, semplificando la vita a tutte quelle escursioniste che non vogliono portarsi dietro un ingombrante zaino.

Misure: Le taglie disponibili sono quelle convenzionali, per cui anche se i pantaloni presentano un taglio molto aderente, potrete orientarvi senza problemi sulla misura che siete solite indossare.

 

Contro

Invernale: Pensati prettamente per il periodo invernale, potrebbero provocare un innalzamento eccessivo della temperatura corporea con climi miti o in caso di sudorazione eccessiva.

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Guida per comprare un buon pantalone da trekking

 

Se siete alla ricerca di un nuovo paio di pantaloni per le vostre escursioni in montagna, vi invitiamo a leggere la nostra guida per scoprire quali caratteristiche valutare prima dell’acquisto. In questo modo, potrete scegliere il modello più consono alle vostre esigenze senza dover necessariamente puntare sulla migliore marca del settore o scialacquare il vostro denaro.

Valutare le proprie esigenze

Per capire come scegliere dei buoni pantaloni da trekking, la prima cosa da fare è considerare la destinazione d’uso dell’indumento, tenendo conto anche del periodo dell’anno in cui si vuole utilizzarlo. Un modello in tessuto sintetico, oltre a risultare più economico rispetto a quelli realizzati in fibre naturali, offre un buon livello di versatilità sia sul fronte della resistenza sia in merito all’adattabilità stagionale.

Grazie alle moderne tecnologie in campo tessile, le aziende più quotate del settore sono riuscite a ottenere dei tessuti straordinariamente leggeri e traspiranti che, una volta indossati, risultano molto piacevoli a contatto con la pelle, impedendo però il passaggio di spifferi e gocce d’acqua per tenere le gambe al caldo quando il termometro scende.

Un’altra caratteristica da non sottovalutare, soprattutto per chi deve affrontare percorsi particolarmente difficili e impegnativi, è la leggerezza del capo: il peso complessivo dei pantaloni deve essere tale da non appesantire troppo le articolazioni, assicurando al contempo un’ampia libertà di movimento senza stringere troppo. Ai fini di una vestibilità ottimale, vi consigliamo di puntare su un modello dotato di una comoda fascia elastica in vita che aderisca perfettamente al busto e si adatti alle linee naturali del corpo.

Infine, se non volete fare i conti con quella sgradevole sensazione di bagnato che si avverte quando piove, è preferibile optare per un tessuto che sia stato sottoposto a uno speciale trattamento DWR (acronimo di “Durable Water Repellent”) che permetta all’acqua e all’umidità di scorrere sulla superficie del capo, senza entrare a contatto con la pelle.

 

Pantaloni standard o modulabili?

Flessibilità è un’altra parola d’ordine da tenere a mente quando si tratta di decidere quali pantaloni da trekking comprare. I modelli tradizionali sono in genere caratterizzati da un design più semplice e “pulito” per garantire una maggiore libertà nei movimenti, grazie anche all’assenza di cerniere.

Tuttavia, dal momento che è quasi impossibile prevedere il tempo che farà ad alta quota, se non volete rischiare di sentire troppo caldo nel caso in cui le temperature si alzino repentinamente, potreste optare per dei pantaloni da trekking modulabili che si adattino facilmente ai cambiamenti climatici.

Sfruttando delle apposite cerniere nascoste, questi modelli si trasformano in pantaloncini corti per risultare più freschi e leggeri, perciò sono assolutamente da preferire in caso di lunghe escursioni o attività sportive nella stagione calda.

Altra componente fondamentale dei pantaloni da trekking sono le tasche, che si rivelano di grande utilità per portare con sé tutto l’occorrente per le proprie gite fuori porta e proteggere gli oggetti più piccoli e preziosi durante le camminate.

 

La qualità del tessuto

Dal momento che l’abbigliamento da trekking verrà sottoposto a ripetute sollecitazioni dovute al contatto con rocce taglienti, rami secchi e altri oggetti appuntiti che potrebbero danneggiare o lacerare il tessuto, è fondamentale scegliere dei pantaloni di buona qualità, realizzati con materiali resistenti a strappi e abrasioni.

A tal proposito, le fibre sintetiche (come il nylon e il poliestere) sono abbastanza robuste e assicurano una rapida asciugatura in caso di pioggia o sudorazioni eccessive. Rispetto ai tessuti naturali, però, potrebbero causare dei lievi arrossamenti o una fastidiosa sensazione di prurito se si ha una pelle molto sensibile o reattiva, ma restano comunque la scelta ideale per chi vuole risparmiare, senza rinunciare alla qualità e alla robustezza.

Al pari delle creme solari, anche i pantaloni da trekking hanno un fattore di protezione contro i raggi UV, dovuto a uno speciale trattamento (chiamato UPF), che aumenta la capacità del tessuto di impedire alle radiazioni solari di raggiungere la pelle. Più è elevato questo strato di protezione minore sarà il rischio di scottarsi quando si trascorre parecchio tempo all’aria aperta sotto il solleone.

Infine, se siete soliti frequentare ambienti dal clima umido o molto piovoso, soprattutto durante il periodo invernale, un altro fattore da valutare con particolare attenzione è l’impermeabilità del tessuto con cui i pantaloni sono realizzati.

I migliori sono sicuramente quelli che presentano una superficie idrorepellente e traspirante al tempo stesso, in modo da impedire la penetrazione dell’acqua e consentire l’espulsione del sudore e del calore corporeo.

Un occhio anche al design

Infine, bisogna avere un occhio di riguardo anche per lo stile, che sarà comunque protagonista del proprio outfit da montagna. Fortunatamente, ci sono numerosi siti di ecommerce e punti vendita locali dove acquistare pantaloni da trekking sportivi, casual o ricercati a seconda dei propri gusti e dell’uso che se ne vorrà fare, quindi da questo punto di vista ognuno potrà sbizzarrirsi come meglio crede.

Se, però, pensate di indossare il capo anche per delle tranquille passeggiate in città, per andare in palestra o semplicemente per stare più comodi durante le vostre attività outdoor, è preferibile puntare su un modello dal design sobrio e semplice che si adatti a diverse occasioni di utilizzo.

 

 

 

L’abbigliamento giusto per il trekking

Che siate degli escursionisti esperti o dei “novizi” che si affacciano al mondo del trekking per la prima volta, è fondamentale scegliere l’abbigliamento giusto per essere pronti a qualsiasi evenienza. In questa parte conclusiva della nostra guida esamineremo la questione nel dettaglio, in modo che possiate godervi la vostra esperienza a contatto con la natura con l’equipaggiamento adatto.

La biancheria intima

Premesso che durante il periodo invernale un cappello e un paio di guanti sono d’obbligo per fornire un caldo riparo alle zone del corpo che in genere restano scoperte, iniziamo il nostro viaggio con il primo strato da indossare sotto gli indumenti tecnici.

I tessuti che compongono la biancheria intima di un escursionista è preferibile non siano di cotone, poiché si tratta di una fibra che non permette una buona dissipazione del sudore, non assicura un perfetto isolamento termico e impiega molto tempo ad asciugarsi. Si consiglia, pertanto, di optare per capi underwear realizzati con tessuti tecnici traspiranti (o al massimo di lana) che risultano confortevoli in tutte le stagioni.

 

Maglie e pantaloni

Passando al secondo strato, quando le temperature sono molto rigide, maglie e pantaloni dovrebbero garantire un buon livello di protezione dal vento e dal freddo. Oggi va per la maggiore il pile, che offre ottime prestazioni con un ingombro minimo, mentre durante i periodi estivi e le mezze stagioni è consigliabile vestirsi a strati per fronteggiare ogni possibile cambiamento climatico.

I trekker che sono soliti organizzare escursioni all’aria aperta solo quando le condizioni atmosferiche sono favorevoli, possono anche scegliere capi più leggeri e traspiranti, ma con l’accortezza di inserire nello zaino una giacca o una felpa da indossare qualora la temperatura cali improvvisamente.

Diverso, invece, il caso di chi pratica l’escursionismo a livello professionale. I pantaloni, così come il resto dell’outfit, dovranno avere delle caratteristiche costruttive ben precise, come un buona capacità idrorepellente e un’elevata resistenza agli strappi e alle abrasioni. Non devono, poi, mancare all’appello tasche e scomparti ben organizzati dove inserire diversi oggetti e averli sempre a portata di mano nel corso dell’escursione.

Calze e scarpe

Dopo il buon senso, le scarpe sono un elemento fondamentale di ogni escursionista che si rispetti, quindi è importante che siano abbastanza solide e resistenti per garantire la massima protezione ai piedi.

Prima, però, di indossare le scarpe da trekking bisogna scegliere calze e calzini adeguati. Anche se può sembrare una banalità, possiamo garantirvi che basta poco per ritrovarsi con i piedi zuppi e vesciche doloranti, inconvenienti che potrete evitare solo optando per fibre a nucleo cavo o la lana merino.

In conclusione, la scelta dell’abbigliamento giusto è fondamentale dalla testa ai piedi perché, oltre a incidere sul comfort, può rendere le escursioni più sicure e piacevoli. Pertanto, è sempre consigliabile spendere qualcosina in più per garantirsi la migliore qualità e rientrare nel breve periodo dell’investimento sostenuto grazie a una maggiore durevolezza dei capi acquistati.

 

 

 

Domande Frequenti

 

A cosa servono i pantaloni da trekking?

I pantaloni da trekking hanno il delicato compito di proteggere le gambe dal freddo, dalla pioggia e dalle abrasioni, per cui devono assicurare prima di tutto comodità e isolamento verso gli agenti atmosferici, ma anche traspirabilità e resistenza agli strappi.

Quando indossare i pantaloni da trekking?

La particolarità di questi indumenti è che sono in grado di adattarsi alle situazioni più disparate, quindi a seconda delle circostanze di utilizzo e al periodo dell’anno si potrà scegliere un modello prettamente invernale o uno da indossare in estate. Se, poi, si opta per un paio di pantaloni dal design sportivo e casual, sarà possibile utilizzarli anche per un’uscita o una passeggiata in città con gli amici.

 

Si possono lavare i pantaloni in lavatrice?

Dipende dal modello e dal tipo di tessuto con cui è realizzato, ma in genere i capi tecnici da trekking si possono lavare direttamente in lavatrice (salvo diverse indicazioni in etichetta) a temperature molto basse – tra i 20 e i 40°C – e con un detergente specifico. L’uso dell’asciugatrice, invece, è sempre sconsigliato.

 

Si possono indossare i pantaloni da trekking sotto la pioggia?

Sì, ma solo se il capo è stato sottoposto a un particolare trattamento, chiamato DWR (Durable Water Repellent), volto a rendere il tessuto idrorepellente e resistente all’acqua.

 

Quanto costano dei buoni pantaloni da trekking?

Come per ogni cosa, anche i pantaloni da trekking hanno prezzi variabili in base alla marca, ai materiali e alla presenza di specifici accorgimenti costruttivi. In linea di massima, un modello basic dovrebbe costare tra i 10 e i 30 euro, mentre per acquistare un capo top di gamma bisognerà mettere in preventivo un investimento maggiore, dai 100 euro a salire.