Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Descriviamo brevemente alcuni degli articoli che il mercato propone, per alleviare i disagi derivanti dal grande caldo estivo.

 

Se una volta, davanti alle alte temperature, non si poteva che aspettare e cercare modi casalinghi per avere un po’ di refrigerio, per fortuna adesso la tecnologia ci viene in aiuto con soluzioni più o meno alla portata di tutti. Oltre ai comuni sistemi di condizionamento, costosi e invasivi, esistono tutta una serie di piccole alternative che vogliamo adesso elencare e che speriamo possano esservi di aiuto nelle giornate estive. 

 

Cuscino a gel

Uno dei momenti peggiori di una giornata eccessivamente calda è certamente quello notturno. Come sappiamo, infatti, il letto può essere un vero e proprio incubo, se si pensa al calore emanato dalle lenzuola o dall’umidità della stanza. 

Il viso è forse la parte del corpo che soffre maggiormente di questo inconveniente ed è per questo che il primo accessorio che vogliamo proporre è un cuscino del tutto innovativo. Il materiale che lo compone internamente, infatti, è un gel pensato per rilasciare un’immediata sensazione di fresco, non appena entra in contatto con la pelle del viso. 

In questo modo riuscirete a trascorrere notti decisamente più fresche soltanto grazie all’utilizzo di un accessorio molto semplice e dal costo davvero accessibile.

 

 

Ventilatore portatile

Ma il problema del caldo si presenta anche e soprattutto durante il giorno e in particolar modo nelle strade della città. Quante volte infatti non siete riusciti a godervi una vacanza da turisti per via del calore emanato dai vicoli e dagli edifici? Fin troppe di sicuro ed è per questo che vogliamo esporvi alcune delle caratteristiche di un accessorio ancora più semplice da usare e davvero efficace.

Si tratta di un ventilatore portatile, ideale per chi ama rinfrescarsi con il movimento dell’aria e non tollera la sensazione di quella condizionata su di sé. I formati proposti sono molti, ma quello che più ci ha convinto è certamente il cappellino da sole con le ventole incorporate.

Le modalità di funzionamento sono diverse: generalmente si trovano a pile, ma per coloro che prestano particolare attenzione alle fonti di energia usate e agli eventuali sprechi, proponiamo anche la versione con pannello solare. 

Un piccolo dispositivo di questo tipo è infatti applicato sulla parte superiore del cappello ed è pensato proprio per catturare i raggi del sole e trasformarli in energia per far muovere le ventole.

 

Mini frigo da viaggio

Un’abitudine che dovremmo avere tutto l’anno, ma che in estate si fa più esigente, è quella di bere la giusta quantità di acqua al giorno: intorno ai 2 l, ma nelle giornate più calde è importante contribuire alla comune perdita di liquidi aggiungendone ancora. 

Durante viaggi e trasferte però non è sempre possibile avere con sé l’acqua necessaria, ma soprattutto non è sempre possibile averla ben fresca. Un buon bicchiere d’acqua a bassa temperatura è infatti uno dei modi migliori per contrastare la sensazione di calore diffusa, tipica di questa stagione. 

Per questa esigenza ci sono infatti i mini frigoriferi da viaggio: alcuni di questi modelli presentano la possibilità di essere attaccati anche al sistema elettrico della macchina, così da mantenere le bevande al fresco durante tutta la durata del viaggio. 

In caso contrario, un sistema termico isolante, insieme con l’inserimento di elementi ghiacciati all’interno, eseguirà lo stesso compito anche se in maniera meno efficace. Procuratevi quindi il miglior mini frigo e godetevi un buon bicchiere d’acqua fresca in ogni momento del vostro viaggio.

 

Piscina gonfiabile

Chi lo ha detto che per avere una piscina ci vuole necessariamente un giardino o un impianto professionale? Il mercato ci delizia con un’invenzione davvero geniale, quella della piscina gonfiabile: le dimensioni sono contenute e basta quindi poco più che un balcone, anche non eccessivamente ampio. 

Abbiate cura di tenerla sempre ben gonfia e pulita e godetevi qualche minuto di relax prima di andare a dormire, in modo che il corpo possa beneficiare di una temperatura più gradevole.

 

Tritaghiaccio

Tornando alla necessità di assumere la giusta quantità di liquidi, è doveroso aggiungere che ciò è possibile in diversi modi, anche più divertenti della semplice acqua. Più leggera di un gelato e più rinfrescante di una bevanda, la granita vanta una lunga tradizione di gusti e modalità di preparazione tutti diversi, che potete però riproporre comodamente a casa vostra.

Vi basterà un semplice tritaghiaccio, manuale o elettrico, un oggetto facilmente reperibile in commercio e pensato proprio per la realizzazione di ricette davvero rinfrescanti. Sarà sufficiente infatti aggiungere al ghiaccio tritato l’ingrediente che più preferite, dal caffè, ai succhi di frutta, agli sciroppi aromatizzati.

 

 

Cerotti rinfrescanti

Con la stessa modalità del cuscino refrigerante, la tecnologia vuole fare un passo ancora più avanti, proponendo questa volta dei cerotti pensati per lo stesso scopo. Il materiale contenuto al loro interno è nuovamente un gel capace di sprigionare un’immediata sensazione di freschezza dopo pochi minuti dall’applicazione e si colloca forse tra le proposte più geniali in questa categoria.

La modalità di utilizzo è molto semplice e i tempi per usarli dipendono da voi e dalle vostre esigenze: il vantaggio è quello di poterli applicare anche durante il giorno, magari sotto i vestiti, in modo da mantenere una temperatura corporea più bassa rispetto a quella a contatto con l’aria calda, tipica di queste stagioni.

I posti più strategici però, qualora vogliate indossarli in casa, sono quelli dove è maggiore il flusso sanguigno, ossia tempie e polsi. 

 

Borraccia termica

Infine, la più classica delle soluzioni al caldo estivo è certamente lei, la borraccia. La novità però risiede nella sua struttura, che è pensata per mantenere la bevanda inserita alla sua temperatura iniziale. Vi basta quindi utilizzare dell’acqua fresca o qualsiasi altro liquido vogliate gustare e la borraccia termica farà il resto.

Si tratta di una soluzione ottima anche dal punto di vista ambientale: l’abitudine in queste stagioni è infatti quella di passare di bar in bar, acquistando ogni volta bottiglie in plastica di acqua sempre fresca. Con l’acquisto di una borraccia termica contribuirete a diminuire la produzione di rifiuti migliorando notevolmente l’impatto ambientale. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Approfondiamo la questione riguardante il frigo per cosmetici, un articolo ormai molto diffuso sul web ma che divide il mercato tra favorevoli e contrari.

 

Le alte temperature estive possono metterci alla prova sotto diversi punti di vista: in estate infatti appare tutto più faticoso e non sempre è facile trovare luoghi a riparo da afa e umidità. Così come per noi, un discorso analogo può essere effettuato anche per tutto ciò che ci circonda e che necessita di freschezza: oltre ai cibi, come frutta e verdura, è necessario includere all’interno di questa categoria anche numerosi prodotti cosmetici. 

Le etichette infatti riportano spesso la necessità di conservazione all’interno di un luogo per così dire fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore. Ma allora, come fare in estate? Per questa ragione il mercato si è adoperato per la creazione di un oggetto che possa risolvere questo inconveniente: un mini frigo per cosmetici. 

Si tratta di un vero e proprio frigorifero di dimensioni contenute e dall’aspetto gradevole e raffinato, ideale anche come oggetto di arredamento per il bagno, perché realizzato in tinte e linee tutte diverse. Ma è davvero necessario un articolo di questo tipo? Cosa dicono gli esperti a riguardo? Perché non è possibile usare un normale frigo da cucina? 

A queste e a molte altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo, riportando anche alcune delle opinioni più rilevanti in merito.

 

Chi è a favore

Il suo funzionamento è molto semplice ed è frutto dell’ingegno di persone a stretto contatto con il mondo della moda e del beauty, che hanno fatto di questa invenzione un vero e proprio trend di bellezza.

La necessità di un prodotto di questo tipo, secondo loro, risiede nella modalità di conservazione di prodotti che, se esposti ad alte temperature, potrebbero modificarsi in aspetto e funzionamento. Parliamo quindi di creme e detergenti viso e corpo, che non trovano posto in nessun altro angolo della casa e che avranno giovamento con le temperature minori e regolabili di un articolo del genere.

 

 

Le obiezioni a questo utilizzo sono molte, la più comune è quella che ritiene non necessario un ulteriore frigorifero, quando generalmente ne è sempre presente uno in casa, seppur pensato per elementi diversi.

Coloro che sono favorevoli all’acquisto di un buon mini frigo per cosmetici però, sottolineano come sia in realtà necessario limitare quanto più possibile la contaminazione batterica tipica di un ambiente come quello di un frigo ad uso alimentare.

 

Chi è contrario

Tra gli esperti del mondo beauty c’è anche chi sostiene si tratti semplicemente di un sistema pensato soltanto per guadagnare denaro: il mercato che sta dietro alla vendita e alla produzione di un mini frigo di questo tipo infatti è di molti milioni di euro, mentre il costo per ogni singolo oggetto può variare dalle 50 alle 100 euro. 

Sembrerebbe quindi un’esca a cui hanno abboccato in molti e che vanta ormai sul web una buona dose di follower e di popolarità. Ma la verità, spiegano gli esperti, è che i cosmetici, per essere definiti tali e per essere immessi sul mercato, sono sottoposti a test che ne garantiscano la durata e la conservazione alla normale temperatura ambiente e dunque la necessità di mantenerli sotto ai 24 gradi centigradi sembra essere solo una nuova moda del momento. 

È certo che in alcune stagioni dell’anno la temperatura dell’ambiente sia molto maggiore di questa, ma è anche vero che è possibile trovare un angolo della casa che sia più fresco o eventualmente crearne uno nella zona più ombrosa e lontana da fonti di luce.

Alcune creme, però, per lo più farmaci, hanno davvero bisogno di essere conservate in frigorifero, ma il più delle volte, proprio per questa necessità, le confezioni sono realizzate in modo da limitare quanto più possibile la contaminazione con l’ambiente esterno e, in caso contrario, è possibile acquistare dei contenitori ermetici pensati proprio a questo scopo.

Insomma, coloro che sono contrari a questa tipologia di acquisto riescono a dare delle ragioni più che valide per contrastare questa tendenza e tra queste dobbiamo aggiungere che il continuo cambiamento di temperatura, a cui sarebbero sottoposti i flaconi nella fase di utilizzo, sembrerebbe molto più dannoso di un’esposizone a temperature leggermente più alte del normale.

 

Cosa inserire

Chi rimane della sua idea e ritiene necessario possedere un mini frigo per cosmetici deve però avere chiaro quali di questi prodotti sono maggiormente portati a questo tipo di conservazione.

Su alcuni non ci sono dubbi: i prodotti in gel rendono molto di più se applicati a freddo e hanno quindi un potere molto maggiore sulla pelle in termini di efficacia e lucentezza. Tra questi ricordiamo il gel di aloe vera che rilascia sostanze benefiche per la pelle proprio in queste circostanze. 

In alternativa potete anche realizzare cubetti di acqua di rose o bustine di tè verde congelate, per avere effetti analoghi a quelli desiderati. Alcune linee cosmetiche inoltre richiedono di fare particolare attenzione alla conservazione dei loro prodotti, perché evitano l’utilizzo di conservanti o di altri ingredienti chimici.

La totale, o quasi, naturalezza degli stessi quindi, comporterebbe effettivamente la necessità di conservazione in frigo, soprattutto durante i mesi più caldi dell’anno.

 

 

Cosa non inserire

Ma il discorso appena fatto non può andare bene per tutti: molti articoli infatti sembrerebbero non gradire tale trattamento. Parliamo in particolare dei prodotti da make up: tutto ciò che è in polvere risente dell’umidità di questi ambienti e tende a perdere la sua tipica consistenza. 

Un discorso analogo vale per i fondotinta in crema, che andrebbero a suddividersi nelle loro componenti principali rendendo di fatto l’utilizzo pressoché impossibile. E così anche per le matite o per gli ombretti e soprattutto per tutto ciò che è a base oleosa: olio di cocco puro, di oliva o creme contenenti cera d’api e affini.

Come avete visto quindi, l’opinione pubblica si divide nettamente tra chi ritiene questa un’abitudine fondamentale e chi invece sostiene si tratti solo di una moda del momento, destinata a scomparire in breve tempo. Valutate quindi quanto appena esposto e la natura dei vostri cosmetici, per capire se si tratta o meno di un acquisto utile ai vostri scopi.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Piccola guida ragionata sugli aspetti da considerare prima di uscire a trascorrere del tempo all’aria aperta, senza farsi mancare nulla e passare una giornata all’insegna del relax.

 

La bellezza di un picnic in famiglia o con un gruppo di amici si fonda su alcune considerazioni preliminari che danno un gusto e un sapore differente a questo momento di svago e socializzazione. In queste righe abbiamo diviso in punti differenti quei fondamentali indispensabili a una riuscita azzeccata nel rispetto della natura e delle esigenze di grandi e piccoli.

 

La scelta della destinazione 

Guardare oltre la propria finestra non vuol dire per forza di cose dover macinare chilometri diretti chissà dove. Molte persone hanno la fortuna di vivere vicino aree verdi e parchi, facilmente raggiungibili anche senza la macchina. Si riduce in questo modo l’impatto sull’ambiente sfruttando quello che offrono i dintorni. Se poi si vuole variare e cambiare meta è possibile optare anche per un treno o una corriera, liberandosi dello stress della guida e godendosi sia il viaggio sia il panorama. 

Capite bene dunque dove volete andare così da preparare tutto il necessario per una giornata all’insegna della piacevolezza immersi nel verde. Tra le informazioni poi che potete prendere, la presenza o meno di zone in cui mangiare o di punti attrezzati per una sosta lunga con barbecue e tavolini, potrebbe liberare dall’incombenza di “caricarvi” eccessivamente con supporti non indispensabili.

 

 

Situazione meteo

Il tempo in certe zone è più imprevedibile e bizzarro che in altre. Informarsi dunque sulla situazione climatica e la presenza possibile di pioggia o cambi vi tornerà sicuramente utile per mettere una felpa o una giacca impermeabile nel vostro zainetto. Per sicurezza meglio munirsi sempre di un ombrello, anche portatile, specialmente se si avvicina l’autunno e non volete prendervi una brutta infreddatura. Non occorre esagerare però in senso contrario, coprendosi in modo eccessivo e poco consono alla stagione in corso.

 

Il cestino

Difficile che un picnic possa essere definito tale senza il classico supporto in vimini.

Una scelta non solo estetica ma anche di sostanza, ideale perché consente di mantenere al fresco e ben ventilati gli alimenti inseriti, con una maniglia comoda e una capienza che ben si adatta alle esigenze di un nucleo di medie dimensioni. Le borse frigo rigide tendono a occupare molto spazio e potendo scegliere meglio puntare su supporti del genere, la cui comodità sta anche nella capacità di contenere piatti e posate in scomparti dedicati o in un posizionamento a discrezione dell’utente.

 

Tavolino o telo

La bellezza di stendersi su una coperta o un pratico plaid, assaporando piatti fatti in casa e bibite rinfrescanti rientra nelle immagini classiche dedicate all’universo del picnic. In alternativa si può optare per un buon tavolo pieghevole (lista dei migliori prodotti), magari di quelli che si vedono anche in campeggio con le sedute incluse nella struttura e un ingombro ottimizzato. Non tutti amano stendersi e godere di un contatto ravvicinato con il prato o la zona in cui si sono posizionati. Un telo cerato è una base ottima su cui posizionare poi la tovaglia. Per i colori e la tipologia lasciamo al vostro gusto, potendo scegliere tra un’infinità di temi e toni cromatici.

 

Cibo e bevande

Monoporzione è la parola d’ordine. Da un lato avere diviso il cibo dentro un tupper consente di mantenere un certo ordine e una buona organizzazione interna del contenitore scelto. 

In seconda battuta poi si evita l’impiattamento, un aspetto che fuori casa può creare dei problemi nella gestione di porzioni e distribuzione. Si risparmia poi anche sui piatti, portando ognuno la sua posata e il suo bicchiere, meglio se in metallo. L’utilizzo di supporti monouso in questi tempi non è tra le soluzioni più green a cui si può guardare.

 

Riciclo e gestione dei rifiuti

Lasciare un posto nelle condizioni migliori di come lo si è trovato è un imperativo morale che qualsiasi amante della natura conosce fin troppo bene. Per questo, tra le prime cose da portare vi suggeriamo sacchetti per effettuare la raccolta differenziata. Dividete residui organici da bottiglie in vetro o materiali in plastica, cercando di limitare all’origine un uso eccessivo degli stessi o, qualora non fosse possibile cercare di differenziare al meglio tutto quanto resta a fine picnic.

 

Griglia portatile

Picnic e barbecue a volte sono due esperienze e momenti che vanno a braccetto. Nel secondo caso verificate che esistano zone dedicate o che sia possibile posizionare un supporto del genere e procedere alla cottura. Non tutte le aree e le zone sono attrezzate e consentono di accendere qualcosa di infiammabile nelle vicinanze di alberi o aree protette.

Saperlo prima è la migliore forma per viaggiare ancora più leggeri e senza pensieri su come e dove preparare i vostri amati peperoni grigliati.

 

 

Attenzione alle piccole cose

Segnarsi su un foglio aspetti importanti legati al picnic, come posate necessarie, elementi per mantenere al fresco una bibita o un supporto adatto su cui sedersi comodamente.

Ampio spazio anche allo svago. Portare qualche gioco da tavolo o delle carte è un’opzione in più con cui trascorrere diversamente il tempo insieme agli amici, oppure dedicarsi anche a una suonata in compagnia o al semplice e chiaro ozio. Innumerevoli poi i giochi di gruppo, da quelli con la palla fino a grandi classici intramontabili come ruba bandiera o nascondino.

 

Considerazioni finali

Il picnic è un momento di stacco, un tuffo nella natura verso una dimensione di rilassatezza a contatto con la natura. Bastano pochi e semplici accorgimenti per sfruttare quello che si ha in casa per trascorrere del tempo in serenità. Ricordandosi di rispettare l’ambiente che ci ospita e di trovare soluzioni alternative al solito spreco.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Tutti i passaggi necessari e utili per creare un tavolo dalle dimensioni compatte, anche per chi ha una minima manualità con il fai da te  

 

Per chi ama sporcarsi le mani e dispone dello spazio e di strumenti adeguati, ecco un’interessante opzione con cui mettere alla prova le proprie abilità di fai da te e realizzare da zero un buon tavolo pieghevole. Il progetto che vi proponiamo qui consiste in una struttura modulare di sostegno formata da una serie di cavalletti e due semipiani uniti tra loro attraverso una cerniera a formare il piano principale del tavolo.

 

Strumenti di lavoro

Gli elementi che non possono mancare a chi si occupa di tutte le operazioni legate al montaggio delle parti, vanno a formare quella che potremmo considerare la scatola degli attrezzi in cui sistemare strumenti e supporti. La sega e un seghetto alternativo occupano idealmente i primi posti, essenziali per avere e creare listelli e tagliare dove è necessario le parti in legno acquistate. 

 

 

Un cacciavite e un avvitatore meccanico serviranno poi per il fissaggio delle numerose viti e per tenere ben ferme le cerniere che vanno a impostare le zone richiudibili del tavolo, cambiando così l’ingombro complessivo di tutta la struttura. Utili poi dei morsetti per il bloccaggio e la tenuta dei tasselli di legno su un piano di lavoro, tagliando così in modo sicuro e nel dettaglio le sezioni necessarie. Un insieme di cerniere a libro e colla vinilica, fornisce letteralmente il collante per mantenere in piedi tutto il tavolo.

Chiudono questo elenco un pennello e della vernice del colore che più preferite, per dare un tocco finale personale al vostro tavolo.

 

Impostazione del telaio

La parte che forma la superficie superiore del tavolo si compone di diversi listelli di legno che vanno a formare la zona di supporto centrale, al cui intorno vengono poi collocati sei moduli laterali richiudibili. Il corpo centrale si compone di due quadrati che uniti grazie ad apposite spine di giunzione, formano il tavolo nella sua completezza, ovvero un rettangolo di una certa grandezza capace di ospitare un buon numero di commensali. 

Nel momento in cui il telaio si ripiega su se stesso, utilizzando un piccola calamita per mobiletti si riesce così a evitare che il supporto traballi. Una volta che il telaio con i supporti laterali è aperto, si possono poggiare sulla superficie i due semipiani uniti, prendendo poi le misure corrette così da trovare la perfetta angolazione delle zone inferiori.

Terminata questa operazione, si può procedere a una prima mano di mordente in polvere, sciolto con poca acqua e ammoniaca e dipingere tutto il tavolo con due mani di vernice, lasciando poi ad asciugare. 

 

Comodità e gestione

Avere a disposizione un tavolo del genere, vi consentirà di allestire in breve tempo una zona su cui poter cenare, studiare o semplicemente dedicarvi a qualsiasi altra attività di vostro gradimento, senza però confrontarvi con l’ingombro di una struttura fissa che occupa decisamente molto spazio in un ambiente domestico. Il segreto per una realizzazione riuscita sta tutto nella scelta dei materiali idonei e nella capacità di seguire attentamente le indicazioni di montaggio che accompagnano la gestione e l’organizzazione di tutto il lavoro.

 

 

Sul fronte del risparmio in termini economici si avrà un guadagno netto, compensato dal tempo dedicato alla preparazione dei materiali, organizzazione di una zona di lavoro e recupero di tutti gli strumenti adatti per montare, segare e incollare il tavolo che state realizzando. La questione si fa poi ancora più interessante dal momento in cui il tavolo possiede una struttura modulare, adattabile cioè a seconda del contesto e della situazione e con tutto l’occorrente per una sistemazione che non crei problemi o scomodità all’utente.

In questo caso abbiamo deciso di realizzare un supporto di medie dimensioni ma nulla vi vieta di provare anche in scala più piccola, modificando le misure in base alle vostre esigenze e al tipo di oggetto che vorrete creare. Potrebbe essere l’occasione giusta per un tavolo da posizionare in cucina, fissato a parete oppure adattato per una cameretta dei più piccoli, servendo da zona di studio o di svago o come tavolo da lavoro con cui dare vita a nuove creazioni sull’onda della fantasia e dell’ispirazione.

Le capacità di tenere traccia di tutte le diverse fasi di lavoro, insieme poi a un sistema di montaggio che non prevede conoscenze tecniche di alto livello, costituiscono la dimensione ideale con cui avvicinarsi al mondo del fai da te, magari partendo proprio dalla creazione di un tavolo pieghevole home made.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Suggerimenti per chi non teme di sporcarsi le mani, realizzando così un modello pieghevole da posizionare a parete, pratico e funzionale. 

 

Realizzare da soli un ottimo tavolo pieghevole posizionato a parete non è un’impresa impossibile. Importante è munirsi degli strumenti adatti allo scopo. In questo modo risulterà più facile procedere nella composizione e nell’assemblaggio, puntando anche sulla qualità delle materie prime e degli attrezzi con cui poter lavorare i diversi materiali fino a unire tutte le parti verso il risultato finale.

 

La preparazione

Per prima cosa è essenziale tenere presente che un progetto preliminare deve essere il primo step da compiere per chi sta cercando una dimensione adeguata e non vuole perdere nulla in quanto a gestione e precisione dei diversi aspetti chiave che girano intorno alla costruzione di un oggetto simile. Lo studio poi dello spazio a disposizione è un’altra incognita con cui confrontarsi. Apertura e chiusura del tavolo non dovrebbe andare a intralciare il normale svolgimento e il passaggio delle altre persone. Un tavolo pieghevole a muro ha lo scopo fondamentale di contribuire a un’ottimizzazione degli spazi senza far venire meno tutta la praticità e funzionalità dell’opera.

 

 

Utensili

Per procedere in modo spedito così da lavorare con precisione seguendo poi linee e curve tracciate sul parte in legno è opportuno recuperare alcuni strumenti come un trapano avvitatore, una levigatrice per il legno, un seghetto alternativo e la vernice con cui dare un tocco di colore al vostro nuovo tavolo. 

Il primo strumento, ovvero il trapano avvitatore dovrebbe far parte della dotazione standard di chi si dedica spesso a lavori fai da te in casa o per altre operazioni di montaggio e smontaggio. Comodo e gestibile senza problemi consente non solo di effettuare fori per il passaggio di viti o altro ma ha in più la comoda funzione di avvitatura rapida. È una qualità che può tornare molto utile per velocizzare i tempi e avere anche una stretta e un fissaggio serrati al meglio.

Per carteggiare e rimuovere il vecchio strato di vernice oppure predisporre al meglio il legno su cui si desidera lavorare, eliminando eventuali imperfezioni il dispositivo di cui si ha bisogno è la levigatrice. Questo lavoro si può realizzare anche a mano con il supporto di una carta vetrata. In questo caso però bisogna scegliere bene la grana della stessa così da evitare graffi e danni al tipo di legno scelto. Il terzo supporto arriva poi dal seghetto alternativo. 

Ottimo per il taglio di superfici e linee curve sostituisce quelle operazioni che un tempo si eseguivano a mano con un seghetto apposito. Anche qui si dimezzano i tempi e si migliora il risultato finale, con una pulizia del taglio che va di pari passo con comodità d’uso. 

Una volta messi in azione questi elementi, si vede come gran parte del lavoro è svolto, non restando altro che passare una mano di vernice sul vostro nuovo tavolo, sia per proteggerlo, sia per donargli un tocco di colore accattivante.

 

Recupero materiali

Per la creazione di questo tavolo prendiamo come elementi base due tavole di legno 50×25 cm e una più grande della misura 100×70 cm. Necessarie anche due cerniere piane a perno fisso piccole e una più grande da 50 cm. Un numero di viti tante quante sono le cerniere dovrebbe chiudere la parte della raccolta degli elementi pronti per essere lavorati.

A questo punto si passa al disegno delle linee da tracciare, procedendo dalla tavola di legno più grande. Si va a tracciare un semicerchio con l’accortezza di lasciare nella parte della linea orizzontale una distanza di 5 cm dal bordo. Intervenire ora con il seghetto alternativo, ritagliando la tavola passando per le linee tracciate. 

Passate ora con il seghetto su una delle due tavole più piccole, così da effettuare un taglio in diagonale dall’estremità in alto a destra della tavola fino alla parte opposta in basso a sinistra, senza però arrivare a chiudere alla punta ma lasciando uno spazio di un centimetro dalla punta. L’altra tavola verrà poi utilizzata per fissare il tavolo al muro. 

Per rendere il tutto fattibile è bene arrotondare gli spigoli della parte inferiore della tavola e poi con la levigatrice ottimizzare il tutto. Se volete dare un tono di colore diverso, al termine delle operazioni procedete alla verniciatura di tutte le tavole, lasciando poi asciugare con calma il tutto.

 

 

Montaggio delle sezioni

Raccolti materiali e strumenti non serve altro che mettersi all’opera. L’ultima asse rettangolare lavorata, quella con la parte inferiore dagli angoli smussati può essere gestita con la cerniera più lunga. Questa va posizionata al centro e ne va avvitata metà all’asse. 

La tavola ritagliata con forma triangolare va a questo punto fissata all’asse rettangolare, in modo tale che la metà della cerniera vada a formare un angolo di 90 gradi rispetto alla metà, andando così a formare il piano d’appoggio per il piano del tavolo.

Con le due cerniere piccole si ricongiungerà a questo punto la cornice del rettangolo più grande al semicerchio da cui era stata tagliata. Fissare la tavola rettangolare al muro, utilizzando quattro viti per fermarla alla parete, facendo attenzione che i lati stondati siano in basso. Una volta aperta l’anta con la cerniera è necessario posizionarvi sopra il piano del tavolo, assicurandosi che sia ben aderente al muro. 

L’ultimo step è quello che prevede di fissare le parti, con due viti a fissare il rettangolo attaccato al semicerchio, giuntandolo allo spessore dell’asse di legno ancorato al muro. 

Per aprire il tavolino non servirà altro che sollevare il piano del tavolo, spostando l’asse triangolare fino a che non risulti perpendicolare all’asse a cui è fissata.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Nelle righe che seguono abbiamo scelto di consigliarvi quali alimenti possono essere inseriti nel vostro scaldasalviette preferito e quali invece è meglio evitare.

 

Tra il gran numero di scaldavivande venduti online ci si chiede spesso cosa si possa inserire tra i cibi consigliati e cosa invece sia meglio lasciare fuori. In linea di massima non c’è molto che non possa trovare posto all’interno di uno scaldavivande, le uniche eccezioni di cui prendere nota riguardano essenzialmente il lasciare il supporto vuoto e nello stesso tempo collegato alla presa di corrente, oppure riscaldare qualcosa che non abbia nulla a che vedere con il cibo in forma solida o liquida. Evitando dunque esperimenti bizzarri non dovreste incorrere in nessun problema legato all’uso di una scaldavivande.

 

Cibi consigliati

Per chi apprezza i piatti freddi e vuole sfruttare lo scaldavivande come semplice contenitore di trasporto, una prima opzione arriva dalla classica e sempiterna insalata di riso. Una volta messo a cuocere il riso e dopo averlo scolato, resta solo il piacere e lo sfizio del condimento. Si può scegliere un insieme di verdure grigliate o anche crude, oppure passare a un insieme che alterna da una parte formaggi a pezzi, e dall’altra unisce al tutto ciò che resta dentro il frigo. In questo modo si ottimizza il contenuto e si sfrutta quanto si ha già a disposizione per un piatto gustoso e ideale per la stagione estiva.

 

 

Una valida alternativa arriva poi anche dalla pasta fredda o dalla sostituzione dell’elemento principale con quinoa o l’ottimo couscous. Per fortuna poi la dieta mediterranea si arricchisce di volta in volta con piatti e tradizioni che attraversano in lungo e in largo lo stivale. Una deliziosa caprese nasce dall’incontro di soli tre ingredienti che però messi insieme assicurano un successo e una delizia di sapori.

Mozzarella e pomodoro tagliato a fette, con qualche foglia di basilico, trovano nella semplicità la formula vincente con cui mettere tanti d’accordo a tavola. Gli amanti poi della carne possono rifarsi mischiando fettine di pollo con le verdure, dando vita a un’insalata sifiziosissima che chiude il primo giro sulle preparazione fredde che si possono portare nello scaldavivande.

 

Preparazioni calde

Durante la stagione invernale o per chi ama alternare il tipo di piatto che si porta dietro, l’opzione e la possibilità di buttarsi su piatti come paste o zuppe, allargano notevolmente l’elenco delle soluzioni disponibili con cui prendersi cura di sé al momento della pausa pranzo. Il consiglio di massima è quello di non riempire mai fino all’orlo lo scaldasalviette, evitando così di far fuoriuscire il liquido di una zuppa di farro che non vuole proprio decidersi a rimanere al suo posto. La preparazione di legumi e zuppe, trova in uno scaldavivande la base ideale e il contenitore adatto sia per la conservazione sia per una giusta scaldata. 

I tempi e i modi dovrebbero essere il più possibile brevi, vista la tipologia di piatto che si desidera provare. Ottima anche la soluzione offerta da una frittata, sia nella sua formula classica con sole uova sia nella scelta di un mix interessante con verdure come zucchine e cipolle. Diverse persone poi amano consumare questo piatto se non freddo, a temperatura ambiente. Comode da preparare e da inserire all’interno dello scaldavivande (controllare qui la lista delle migliori offerte), troviamo poi le polpette, da fare in bianco o al sugo. Una volta scaldate recuperano tutto il loro sapore e costituiscono un pranzo leggero che non appesantisce troppo chi ha scelto di consumarlo nella pausa. 

 

Alimenti sconsigliati

Fritture e salumi non rientrano invece nei prodotti che si sposano al meglio con la funzione riscaldante di un oggetto simile. Un piatto da prepare fritto dà il meglio di sé se consumato espresso, appena uscito dall’olio bollente. In questo modo se ne conserva al meglio la fragranza e la struttura stessa della pastella che l’avvolge. Discorso simile anche per certi salumi e insaccati.

 

 

Ottimi da consumare a temperatura ambiente, non vanno riscaldati se non si vuole gustare un prodotto cotto che ne snatura il gusto. Nessun problema per una zuppa di pesce, mentre un piatto preparato nel corso della mattina come una bistecca, un filetto o un pesce al forno, perde in morbidezza e fragranza, risultando il più delle volte stopposo e decisamente poco commestibile. 

Si vede bene come sono poche le pietanze che non possono trovare posto dentro uno scaldavivande, specie se viene utilizzato nella sua dimensione di contenitore entro cui trasportare degli alimenti. Limitando a questo aspetto la fruizione si viene meno però allo scopo principale per cui è stato creato: portare a temperatura un alimento così da restituirne al massimo il gusto e le qualità. 

È una questione che chiama in ballo il buon senso e, se è vero che de gustibus non disputandum est, è altrettanto valido l’assunto per cui ogni cibo ha un suo preciso modo di essere preparato e non tutte le sperimentazioni producono esiti soddisfacenti per il palato medio.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Attraverso una guida dedicata ci avviciniamo al mondo dello scaldavivande, nella sua tipologia con alimentazione a corrente, capendone gestione e funzionamento

 

Per chi ama portarsi il cibo al lavoro, o trovare una soluzione alternativa al microonde, puntare su uno scaldavivande diventa quasi una scelta obbligata. Comprendere al meglio il funzionamento di un dispositivo simile, nella sua versione elettrica, crediamo possa aggiungere e migliorarne l’utilizzo, così da sfruttare al massimo le diverse qualità offerte dai prodotti presenti sul mercato. Il primo passo non può che muovere dalla comprensione delle parti che vanno a formare l’oggetto.

 

Struttura

Tutti i migliori scaldavivande hanno dalla loro una gestione dello spazio e della temperatura, ideale per chi cerca una soluzione rapida con cui portare a temperatura una determinata preparazione o alimento. Ma come si compone generalmente uno scaldavivande? A parte alcune variazioni e l’aggiunta sempre molto gradita di un termostato con cui variare a seconda dei gusti la preparazione e la temperatura di servizio. 

Gli elementi base che costituiscono questo utile strumento sono una vaschetta in acciaio o in un altro materiale termoresistente, un corpo motore che si occupa di mandare a temperatura gli alimenti contenuti e un cavo a cui collegare una presa di corrente, uno sfiato per il vapore e una chiusura ermetica che chiude e sigilla la parte superiore, proteggendo il contenuto ed evitando anche che certi liquidi si disperdano ovunque. 

 

 

Accortezze

Il posizionamento dello scaldavivande su una base comoda e stabile, è il primo requisito di cui è bene tenere conto, vista l’assoluta necessità di un controllo e una preparazione sicura e comoda. Tra i consigli forniti anche quello di evitare di far andare il dispositivo senza alimenti contenuti al suo interno, o posizionarlo accanto a delle fonti di calore. 

La presenza in alcuni modelli di una valvola di sfiato non è un mero orpello estetico ma nasce dall’esigenza di ridurre il più possibile la formazione naturale di condensa che può avvenire durante le diverse fasi di riscaldamento. Si procede all’apertura di questa valvola anche per eliminare la pressione interna, che a valori eccessivi può deformare definitivamente lo scaldavivande

Effettuare poi una pulizia approfondita del pentolino, asciugando poi completamente tutte le parti, vi consentirà di mantenere nelle migliori condizioni l’oggetto, evitando poi contatti con tra liquidi e spine elettriche. 

 

Impostazione del calore

Sfruttando una resistenza elettrica e un motore interno lo scaldavivande si struttura con una vaschetta in acciaio al cui interno inserire e conservare il cibo che si desidera poi scaldare una volta arrivati a destinazione. In alcuni modelli è sufficiente collegare l’oggetto a una presa di corrente, attendendo un tempo preimpostato così da avere la certezza di poter gustare un prodotto scaldato a puntino. In altre tipologie non manca poi anche un termostato regolabile, con una rotellina impostabile a seconda della temperatura che si preferisce. Si offre in questo modo maggior libertà all’utente che può impostare come meglio crede questo parametro.

Il design poi si diverte a proporre forme che rievocano i pentolini di una volta, con una chiusura ermetica superiore e una maniglia di trasporto tipo un classico scaldavivande, oppure optano per un oggetto dalle linee più morbide, che presenta oltre al corpo principale, anche una divisione degli scomparti, oppure una composizione del coperchio in cui gli spazi vengono sfruttati al massimo, inserendo magari un vano porta posate e un’etichetta identificativa su cui segnare il nome della persona o altre informazioni.

 

 

Gestione e cura

Non esistono particolari controindicazioni e specifici alimenti che non possono essere inseriti nello scaldavivande elettrico, dimostrando così la versatilità di un prodotto che nasce con lo scopo preciso di supportare l’utente durante tutto il processo di gestione e riscaldamento dei piatti. 

La stessa durata di un oggetto simile, se tenuto nelle migliori condizioni e seguendo i consigli su un corretto utilizzo, si allunga di molto. Alcune dritte? Fate attenzione a che il cavo non venga tirato in modo eccessivo o che il dispositivo rimanga collegato alla corrente anche dopo aver terminato le operazioni di riscaldamento degli alimenti.

Tra le istruzioni e le avvertenze c’è poi quella di non mettere nel frigo lo scaldavivande, o di collocarlo nella lavastoviglie. Verificate poi che non sia indicato anche altro riguardo i contenitori e la pulizia degli stessi. Seguendo queste regole e gestendo con cura il prodotto, potrete così beneficiare a lungo delle funzioni e della qualità di un lunch box, gustando così nel migliore dei modi il pranzetto che vi siete preparati e che offre il meglio una volta riscaldato.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Un viaggio a gravità zero, ricco di curiosità e sorprese più o meno inaspettate, tra gli alimenti che vengono assunti dagli astronauti.

 

Quando si parla di cibo e di alimentazione l’attenzione cade spesso sulla varietà e la capacità di cambiare spesso, alternando così alimenti e gestendo anche in modo adeguato la loro conservazione. Come cambiano però le cose nello spazio? Il cibo è lo stesso o bisogna per forza di cose scendere a compromessi sul gusto e la qualità?

Cerchiamo di capirlo insieme nelle righe che seguono

 

Nello spazio nessuno può sentirti masticare

Fuori da questa battuta che omaggia la serie di Alien, esistono però alcuni fattori che vanno considerati quando ci si trova nello spazio. Gli effetti dell’assenza di gravità sulla fisiologia sono curiosi, tant’è che diversi astronauti effettuano continui esperimenti per testare la risposta e gli effetti di certi studi sull’uomo, in un ambiente che si può tranquillamente definire unico. 

Esiste per dirne una, la tendenza dei liquidi e del sangue a salire verso l’alto, nella parte superiore del corpo. Il risultato a livello estetico è un maggiore arrotondamento del viso e la scomparsa delle rughe, una conseguenza invece che intacca in modo decisivo il gusto è di avere quasi sempre il naso otturato, perdendo così in parte e temporaneamente il senso dell’olfatto. Gli effetti di un’eccessiva presenza di liquidi nella zona della testa ha un peso importante anche sul gusto, e gli esiti sono che le papille gustative tendono a “impigrirsi” per così dire. Un buon metodo per ravvivarle è utilizzare delle salse piccanti o particolarmente speziate, due alternative molto gradite agli ospiti che galleggiano in orbita.

 

 

Le nuove frontiere del cibo

Rispetto ai passi da gigante che tutta l’industria e la scienza aerospaziale hanno compiuto in quasi 70 anni di esplorazioni, per quel che riguarda il cibo si è andati spesso con i piedi di piombo, aggiungendo a passo lento novità e alternative alla dieta degli astronauti. 

Riassumendo in breve il viaggio culinario, partendo dal tubetto con diversi alimenti frullati di Yuri Gagarin, si è piano piano seguita una doppia strada riassunta magistralmente dal nostro Luca Parmitano in due scuole di pensiero culinario. 

Da un lato i russi, amanti dei cibi disidratati, e sul fronte opposto gli americani, che invece preferiscono fare scorte di cibo precotto e termostabilizzato. Emergono dunque alcuni elementi che saltano subito all’occhio di un semplice curioso. Nello spazio è meglio non accendere fuochi e scaldare in maniera adeguate determinate pietanze, riportandole così a una temperatura di servizio ideale, per il sapore finale, poi è tutto un altro paio di maniche. 

L’assenza di gravità, così come la mancanza di celle frigorifere con cui conservare anche per lunghi periodi gli alimenti, determinano e costringono a cercare vie alternative, preservando il più possibile le qualità nutritive di certe sostanze e alimenti. La shelf life di un alimento chiuso letteralmente dentro una busta morbida può arrivare anche a diciotto mesi. 

 

Disidratati o termostabilizzati

Già nel 1965, con il programma Gemini della Nasa, l’azienda aerospaziale decise di fornire l’equipaggio con prodotti disidratati contenuti in sacchetti. Altra variabile era poi rappresentata dai cubi di cibo, coperti con una pellicola gelatinosa. Il motivo principale era evitare il più possibile la formazione di briciole che avrebbero potuto creare problemi agli impianti di aerazione. Una volta estratti dall’involucro andavano consumati interi. 

Esistono particolari prodotti che ben si prestano alla procedura della disidratazione, come passati, verdure, legumi. Inseriti poi dentro un sacchetto dotato di un comodo adattatore, possono essere collegati a una macchina il cui scopo è quello di erogare la giusta quantità di acqua per riportare il tutto a un formato commestibile. 

Sul fronte opposto troviamo poi tutte quei cibi che invece mal si sposano a un processo di disidratazione, come le preparazione a base di carne, pesce o altri vegetali. Gli alimenti inseriti in queste buste vengono trattati termicamente. Lo scopo è quello di eliminare e bloccare la carica batterica, così che il processo di decadimento venga bloccato ed evitato. 

Cibi come i cereali integrali e i legumi si adattano particolarmente a questo trattamento, riuscendo tra l’altro a conservare anche il gusto della materia prima, visto che nel corso della cottura non si verifica dispersione di aromi o il ben noto processo di ossidazione per via dell’ossigeno. Una volta scaldate le buste, è possibile aprirle e consumarne il contenuto.

 

 

Strumenti per il riscaldamento e il consumo

Un buon scaldavivande non può assolutamente mancare su una stazione orbitante. 

La differenza sostanziale sta tutta nel sistema di funzionamento e nelle dimensioni. La linea guida impone di regolare al meglio gli spazi, con oggetti del genere che spesso assumono la forma e la grandezza di una valigia e nei quali collocare il cibo da riscaldare.

Il consumo di proteine e integratori è spesso parte della dieta degli astronauti, come anche il consumo di acqua sotto forma di una gelatina da aspirare con il supporto di una cannuccia.

Un insieme di nuove abitudini, capacità di riciclare e filtrare l’acqua ad altissimi livelli, riutilizzando anche residui organici depurati di tutti gli elementi tossici e andando a creare un circolo virtuoso. 

Da quanto letto, si capisce bene la grande capacità di adattamento che accompagna da sempre gli astronauti di mezzo mondo, individui veramente unici che spingono ogni volta un po’ più in là, la nostra conoscenza sui misteri della vita a gravità zero e su come l’uomo risponde nel tempo a questo ambiente.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Consigli e indicazioni per un utilizzo consapevole e accorto di questo pratico supporto, ideale per chi ha necessità di portare a temperatura certi alimenti.

 

Al giorno d’oggi molte persone si trovano nella condizione di dover portarsi il pranzo o la cena da casa, ovviando in questo modo alle necessità essenziali legate all’alimentazione fuori casa. Oltre alla preparazione si pone poi il problema della conservazione, trasporto e riscaldamento di tutto quanto si è preparato. Lo scaldavivande assomma in sé tante di queste caratteristiche, concentrando in particolare il focus su quel che riguarda il riscaldamento degli alimenti. Rispetto al passato sono cambiati i materiali e le forme, ma se si osserva con curiosità indietro nel tempo, si troveranno alcuni lontani parenti del moderno lunch box. 

 

Un po’ di storia

In origine sembra che lo scaldavivande si chiamasse in un modo differente. La sua nascita si fa risalire agli anni del secondo dopoguerra, quando numerosi erano i lavoratori che si recavano in fabbrica o fuori casa per lunghe ore, necessitando di un supporto al cui interno inserire senza rischi il pranzo o la cena. L’idea venne a un imprenditore lombardo e così la “schiscetta” cominciò il suo lungo viaggio che, da semplice contenitore ermetico in alluminio, l’ha portata a cambiare aspetto mantenendo però inalterato il suo scopo: conservare e tenere al caldo le pietanze.

Il termine dialettale milanese è un sinonimo colorito per gavetta o portavivande, il cui uso però è arrivato fino ai nostri giorni. “Portare la schiscetta” indica in generale il gesto di portarsi del cibo da fuori, sia esso un frutto, un panino o quant’altro. Il nome deriva de un verbo che significa il gesto di schiacciare, visto che il cibo all’epoca veniva letteralmente pressato e schiacciato dentro il contenitore. Prodotta a livello industriale a partire dal 1952 dall’azienda Caimi Brevetti S.P.A  si è trasformata in un’icona del progresso e del boom economico, meritandosi anche uno spazio dedicato nel museo di design della Triennale.

 

 

Uso ed evoluzione

Andando ancora più indietro nel tempo si vede come i primi utilizzi di un prodotto del genere affondano le proprie radici dalle gavette militari utilizzate dai soldati per consumare e conservare il rancio. Piano piano si è visto come lo stile e la tipologia abbiano rinunciato o sostituito il metallo con materiali esterni come la plastica dura o una gomma per alimenti, cercando di smussare anche sul fronte del disegno linee, arrivando così a creare un’immagine meno squadrata con un concept più accattivante. 

L’evoluzione del prodotto è passata anche dal collegamento diretto con una presa di corrente. In questo modo si amplia tutta la funzionalità del prodotto, scegliendo così un oggetto capace non solo di conservare quanto inserito al suo interno, con un sistema di chiusura ermetica efficace e di facile gestione, permette anche attraverso un motore interno di portare alla giusta temperatura tutto il contenuto, utilizzando poi anche un set di posate inserite in maniera ingegnosa nel corpo stesso dello scaldavivande. Si tratta di innovazioni e comodità che assemblano all’interno di un solo oggetto che svolge così non solo il compito di gestire e riscaldare il cibo, ma anche quello di diventare esso stesso una sorta di piatto o ciotola da cui poter direttamente accedere ai diversi alimenti riscaldati.

 

 

Considerazioni finali

Al momento di tirare le somme di un discorso sullo scaldavivande, il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello relativo all’uso ragionevole e responsabile di un prodotto semplice e intuitivo da utilizzare, che però ha dalla sua il fatto di dover essere collegato a una presa di corrente. Tutti i possibili inconvenienti potrebbero dunque nascere da un uso irresponsabile del prodotto, a partire da un collegamento troppo ravvicinato con fonti esterne di calore oppure alla vicinanza con elementi come l’acqua che mal si sposano a cavi e altro materiale sensibile. 

Da quanto riportato poi da più parti e anche dalle istruzioni l’opzione di un prodotto del genere porta anche la responsabilità e l’attenzione nel seguire quanto possibile le note riportate sul manuale, facendo attenzione a che lo scaldavivande non venga lasciato acceso senza nulla dentro e che la pulizia del contenitore interno sia sempre impeccabile, così da evitare spiacevoli sorprese o la formazione di cattivi odori che alla lunga potrebbero pregiudicarne il corretto funzionamento. 

Optate per sistemi dall’ottima chiusura e con un sistema di isolamento tale da evitare fuoriuscita di liquidi. Non è piacevole ritrovarsi con parte del pranzo a galleggiare o decorare le pareti della vostra borsa o di uno zaino. Per il resto, il funzionamento di questo oggetto viene incontro a tutti gli utenti, semplificandone la vita e la gestione del cibo da portare con sé. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16.10.19

 

Nel corso di un’uscita in un parco o al mare si possono scegliere diverse soluzioni con cui mantenere a temperature cibi e bevande. Scopriamo insieme le varie opzioni.

 

Il bello di certi ritrovati della tecnica e dell’ingegno dell’uomo sta tutto nel semplificare e rendere migliore la qualità della vita, anche partendo dalle piccole cose e dal quotidiano.

In questo articolo la nostra attenzione si indirizza su quei supporti come thermos e frigoriferi portatili capaci di mantenere a temperatura cibi preparati e bevande per un arco di tempo determinato.

 

Frigo portatile

Studiato per consentire l’inserimento di diversi alimenti, si tratta della categoria che possiede mediamente il maggior ingombro in termini di spazio e di gestione. Da come si evince dal nome l’idea è quella di ricreare le condizioni di conservazione e abbattimento delle temperature che i fratelli maggiori in casa svolgono ogni giorno. 

 

 

La grande differenza emerge dalla portabilità e dalle forme che vengono incontro a chi ha esigenze di trasporto e conservazione per un tempo medio che supera anche le tre ore. Esternamente questi elementi hanno un sistema di chiusura ermetico con cui si riesce a bloccare e ridurre il più possibile la dispersione termica, conservando intatti i cibi custoditi. Una bella e ampia maniglia di solito è collocata nella parte superiore, in modo tale da semplificare il trasporto e il movimento. 

Per chi si mette in viaggio e vuole mantenere il tutto a temperatura, è stata inserita una pratica spina della corrente. Direttamente collegabile alla presa dell’auto, consente di mantenere e stabilire la giusta temperatura di servizio così da arrivare a destinazione con tutti gli alimenti in perfetto stato. 

Internamente organizzati sia a scomparti o liberamente secondo le esigenze e i bisogni dell’utente, hanno un’intercapedine progettata per il mantenimento della temperatura, a cui si aggiunge il sistema refrigerante autonomo che parte grazie alla presa di corrente da 220v o da 12v, misura ideale per il collegamento con la presa dell’auto, una barca o un camper. In assenza della fonte di alimentazione questi contenitori termici vedono ridotta di molto la loro capacità, necessitando un supporto esterno che può arrivare dai polaretti o dalle tavolette.

 

La comodità della borsa frigo

Per chi non ha la necessità di un supporto con corrente e può anche fare a meno di un elemento eccessivamente grande, la soluzione arriva dalle borse frigo, dette anche sacche termiche. Di materiale morbido, sono per lo più in plastica, con un’intercapedine isolante che funziona da barriera contro l’innalzamento della temperatura. 

Per la forma si vede chiaramente come la capienza cala drasticamente ma a livello di trasportabilità negli anni queste borse hanno visto grandi miglioramenti sul fronte del design, con l’aggiunta di tracolle e contenitori dalla forma più squadrata, capaci di conservare al meglio ciò che vorrete portare e tenere nel giusto stato di conservazione.

 

L’eccellenza del thermos

Per chi invece desidera conservare al meglio un caffè nel corso di un’escursione o una bevanda fresca durante il corso di tutta una mattinata, l’opzione su cui puntare guarda a un buon thermos (ecco la lista dei migliori prodotti). Sfruttando un mix di chiusure ermetiche e di un’intercapedine che va sottovuoto, un contenitore di questo tipo riesce nell’intento di proteggere e mantenere a temperatura un liquido per diverse ore. 

Importante in questo caso è fare attenzione a non sbatterlo evitando urti e ammaccature che potrebbero precludere l’efficacia. Non solo liquidi poi ma anche una bella pasta fredda, possono trovare posto in supporti del genere. Anche in questo caso il design si è evoluto, con il tappo di chiusura a funzionare anche da bicchiere o un aspetto esteriore molto più colorato e dinamico rispetto al passato. 

Il calore sottovuoto non passa facilmente, motivo per cui si riescono a tenere al fresco cibi e bevande anche per 24 ore, con un the caldo che resta tale anche per mezza giornata. L’unico neo riguarda solo la capienza, che mal si sposa con un nucleo familiare numerosamente affamato e assetato.

 

 

Supporti esterni e posizionamento

Anche a memoria tutti ricordano le tavolette contenenti i cubetti di ghiaccio stipate dentro al freezer. Accanto a questa classica tipologia sono presenti ora polaretti riempiti con un liquido speciale che rilascia progressivamente e molto lentamente il freddo. Si tratta di una delle soluzioni maggiormente utilizzate da chi desidera mantenere al meglio la temperatura sotto un certo valore, ricordandosi che il tempo e la modalità di posizionamento sono essenziali per consentire alle tavolette di poter dare il meglio in quanto a conservazione della temperatura ed efficacia. 

Per quel che riguarda poi la conservazione degli alimenti, il posizionamento dipende molto dal tipo di contenitore scelto e dalla tipologia di alimento. La scelta di un tupper ben chiuso protegge in modo adeguato la maggior parte degli elementi inseriti, importante evitare di appoggiare direttamente ai polaretti, verdure, frutta o mozzarella.

Creare una separazione magari inserendo delle bottiglie può essere una soluzione azzeccata, così da gestire al meglio alimenti, bevande e collocazione dei polaretti. Da evitare assolutamente le buste di plastica, in presenza di frutta e verdura e matematica la formazione di condensa internamente, aspetto che non giova in alcun modo alla corretta conservazione di questi alimenti. 

Pane e grissini vanno poi tenuti a parte e non inseriti in questi contenitori. La pulizia a fine giornata è d’obbligo, nel caso delle borse frigo, così come dei frigoriferi portatili e thermos. Abbiate cura di ripulire al meglio tutto, eliminando briciole e tracce di sporco o caffè che posso lasciare un odore spiacevole a lungo andare.